Operazione “Pionica”, nove anni ai fratelli Nicastri. Condanna più lieve per Scandariato

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Nove anni di carcere al Signore del Vento, l’imprenditore alcamese Vito Nicastri,  e altrettanti a Roberto, il fratello più giovane.  Questa la sentenza, tramite rito abbreviato dinanzi al gup di Palermo che ha condannato anche l’agronomo di Vita, Melchiorre Leone (a 9 anni e 4 mesi) e il calatafimese Girolamo Scandariato (a 6 anni e 8 mesi). Assolti invece Giuseppe Bellitti (imputato per mafia e assistito dall’avvocato alcamese Vito Di Graziano) nonché Antonino, Maurizio e Vincenzo Asaro che erano invece accusati di favoreggiamento. Tutti erano stati coinvolti nell’operazione antimafia Pionica che nel marzo dello scorso anno aveva portato all’arresto di 12 persone dopo le indagini portate avanti dia carabinieri del Nucleo investigativo di Trapani, del Raggruppamento operativo speciale e dagli agenti della della Dia. Alcuni finirono in carcere, come Vito Nicastri, gli uomini d’onore Michele, Salvatore e Vito Gucciardi e Salvatore Crimi. In pratica coloro che avrebbero guidato le famiglie mafiose di Salemi e Vita, storiche alleate del superlatitante Matteo Messina Denaro.

Secondo il procuratore aggiunto Paolo Guido e i sostituti De Leo e Brandini, i fratelli Nicastri avrebbero messo le loro aziende a disposizione per mettere a segno gli affari illeciti dei boss. Tra le operazioni saltate quella dell’acquisto di una vasta tenuta di Antonio Maria Salvo, nipote di Ignazio, l’esattore mafioso di Salemi. Roberto Nicastri comprò invece i terreni della moglie di Salvo per 138 mila euro. Poi avrebbero costretto la donna a ritirare una richiesta di espianto dei vigneti, facendo schizzare il valore a 530 mila euro con i diritti di reimpianto. Il tutto grazie alla partecipazione della Vieffe Agricola di San Giuseppe Jato dei cugini Leonardo Ficarotta e Paolo Vivirito. Dopo la condanna a 9 anni per i fratelli Nicastri, i guai giudiziari per Vito, mente grigia della famiglia alcamese di imprenditori, non sono finiti. Il 18 dicembre inizierà infatti il processo per il giro di mazzette alla Regione che vede fra gli imputati anche il figlio Manlio.