Operazione “Freezer”, pene confermate in appello. Ridotta quella di Ignazio Melodia

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Quasi tutte confermate, nel processo d’appello, le condanne alla mafia di Alcamo scaturite dall’operazione Freezer messa a segno dalla polizia nel febbraio del 2017 e coordinata dalla DDA. Il nome dell’indagine trae spunto dal fatto che le riunioni operative del clan si svolgessero anche all’interno di una cella frigorifera di un negozio di ortofrutta che sorgeva all’angolo fra via Pia Opera Pastore e via Ugo Foscolo. In questa maniera gli arrestati pensavano di non potere essere intercettati.

La Corte d’appello di Palermo ha adesso accolto le richieste dei PM confermando quasi tutte le condanne comminate in primo grado il 30 marzo dello scorso anno. In tutto circa 20 anni complessivi di carcere. Al boss di Alcamo Ignazio Melodia, 62 anni, indicato con il nome u dutturi in quanto effettivamente laureato in medicina ed ex dipendente della sanità pubblica, sono andati 4 anni e 8 mesi di reclusione. In primo grado il tribunale gli aveva invece inflitto 6 anni e 4 mesi. Stessa pena di 4 anni  e 8 mesi per il suo autista e tuttofare Giuseppe Di Giovanni 34 anni, e Filippo Cracchiolo, cinquantottenne, titolare del negozio di frutta e verdura dove si tenevano le riunioni. Sei anni, invece, ad Antonino Stella, settantunenne originario di Marsala, che si è visto quindi confermare la condanna di primo grado. Le accuse per tutti, già condannati in abbreviato in primo grado, sono di associazione mafiosa.

Nel corso dell’inchiesta si accertò che il clan si riunisse non soltanto nella cella frigorifera del fruttivendolo ma anche in un bar poco distante e in un esercizio commerciale di pompe funebri. Dall’indagine è emerso che a reggere la famiglia mafiosa di Alcamo, subito dopo essere stato scarcerato nel 2012, sarebbe stato Ignazio Melodia, fratello del capomafia storico di Alcamo, Antonino, da oltre un ventennio in carcere. Il ruolo di lu dutturi ai vertici della famiglia, è stato poi confermato dalle registrazioni effettuate nella cella frigorifera e che evidenziarono gli affari del clan e le relazioni intrattenute dal boss. Nell’operazione vennero coinvolti anche il castellammarese Vito Turriciano e l’alcamese Salvatore Giacalone, oggi 64enne. Il primo è stato poi condannato a un anno e tre mesi mentre il secondo è stato assolto.