“Non intascò alcuna tangente”, Marcello Asciutto assolto dopo cinque anni

La storia giudiziaria di Marcello Asciutto, funzionario dell’Assessorato regionale all’Energia, si chiude con un verdetto che ribalta cinque anni di indagini, arresti domiciliari, udienze e accuse pesantissime: assoluzione piena da ogni addebito da parte della terza sezione del Tribunale di Palermo, presieduta da Fabrizio La Cascia. Asciutto era stato arrestato dalla Dia nel dicembre 2020 con l’accusa di aver intascato una tangente da 30 mila euro in cambio di pareri e autorizzazioni favorevoli a due impianti di biometano, uno a Francofonte e l’altro a Calatafimi-Segesta, nell’ambito dei progetti sostenuti dalla cordata composta dall’imprenditore alcamese dell’eolico Vito Nicastri, il cosiddetto “re del vento”, e da Francesco Paolo Arata, ex consulente per l’energia della Lega ed ex deputato di Forza Italia, era il socio occulto di Nicastri. Fu lo stesso Nicastri che nel 2020 fece il nome di Asciutto come uno dei tanti a cui faceva ‘regali’. Un’indagine che si inseriva nel più ampio filone investigativo sulle presunte interferenze nelle autorizzazioni per impianti energetici in Sicilia, settore strategico ma non di rado scosso da arresti, sequestri e sospetti di infiltrazioni. Per l’accusa, il funzionario avrebbe fornito informazioni riservate e predisposto provvedimenti illegittimi in cambio del denaro, ipotesi sostenuta anche attraverso il coinvolgimento di un altro dipendente regionale, Giacomo Causarano, indicato come intermediario. La Procura aveva chiesto una condanna a 6 anni di reclusione. Ma in aula la versione dei fatti è stata completamente ribaltata: la difesa, guidata dall’avvocato Raffaele Bonsignore, ha dimostrato che non esisteva alcuna prova concreta del passaggio di denaro né un coinvolgimento determinante di Asciutto nelle procedure, che peraltro seguivano iter collegiali e non dipendevano da una singola firma. Anche elementi ritenuti centrali nella ricostruzione iniziale degli inquirenti, come il presunto ruolo tecnico del funzionario, si sono rivelati infondati. Una ricostruzione accusatoria che, alla prova dei fatti, si è sgonfiata, lasciando sul campo un uomo che ha trascorso nove mesi ai domiciliari e cinque anni con un marchio difficile da dimenticare.