No al razzismo

    Nel tredicesimo anniversario del rogo al Centro di permanenza temporanea “Serraino Vulpitta” in cui morirono sei immigrati durante una rivolta, gli “Antiazzisti Trapanesi” manifesteranno oggi, dalle 17, in piazza Vittorio Veneto.

    Successivamente i partecipanti si incammineranno in corteo lungo le vie del centro storico per poi fermarsi in presidio davanti a palazzo Cavarretta. “Atti di autolesionismo, tentativi di fuga, proteste drammatiche, repressione poliziesca, condizioni di vita insostenibili sono il pane quotidiano per l’umanità rinchiusa a Milo e al “Vulpitta”, così come in tutti Cie d’Italia”, si legge nel documento diffuso dagli organizzatori che proseguono: “Il 28 dicembre rimane una data fortemente simbolica ed estremamente attuale. Perché è doveroso ricordare i morti del “Vulpitta” e tutte le persone che continuano a morire durante le traversate per raggiungere il nostro Paese. Perché è doveroso denunciare lo sfruttamento degli immigrati, il ricatto del permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro, la ferocia dei governi sui soggetti più deboli”.

    Gli “Antirazzisti Trapanesi”, oltre a ricordare le vittime del rogo del 1999, chiedono la chiusura del Centro di identificazione ed espulsione “Serraino Vulpitta”, del Cie di contrada Milo e di tutti i Cie italiani, l’abolizione delle leggi Turco-Napolitano, Bossi-Fini e Pacchetto sicurezza, l’eliminazione del legame obbligatorio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno, la libertà di movimento dei popoli. Intanto c’è stata l’ennesima rivolta, la notte di Natale, al centro di identificazione ed espulsione di contrada Milo, dove vengono ospitati gli immigrati clandestini sbarcati lungo le coste della Sicilia occidentale e non solo. Una ventina di extracomunitari ha tentato di fuggire dalla struttura, ma sono stati bloccati dall’intervento, in forze, di carabinieri e agenti di polizia. Negli scontri sono rimasti feriti due poliziotti del Reparto mobile, i quali sono stati costretti a ricorrere alle cure del pronto soccorso dell’ospedale «Sant’Antonio Abate». Per fortuna nulla di grave: hanno riportato contusioni ed escoriazioni in diverse parti del corpo e se la caveranno in pochi giorni. I tentativi di fuga sono, ormai, all’ordine del giorno, frutto del malessere che serpeggia tra gli ospiti che lamentano, in particolare, i lunghi tempi di attesa prima del rimpatrio.