Neonato gettato dal quinto piano, arresto convalidato

E’ stato convalidato l’arresto della diciassettenne trapanese accusata di aver gettato dal balcone il neonato appena partorito. Il provvedimento è stato disposto dal gip del Tribunale per i minori di Palermo, che ha confermato il fermo di polizia eseguito venerdì sera, al termine dell’interrogatorio condotto dagli agenti della Squadra Mobile di Trapani. La ragazza, accusata di “omicidio volontario”, è stata collocata in una Casa protetta-comunità di recupero.

Per definire meglio i capi di accusa e provare a fare ulteriore chiarezza sulla terribile vicenda, si attendono i risultati dell’autopsia sul corpicino della vittima effettuata presso l’istituto di medicina legale del policlinico di Palermo. Il neonato, al momento del ritrovamento, aveva ancora il cordone ombelicale attaccato e la sacca amniotica indosso.

Una scena davvero da film horror quella di venerdì mattina in un cortile condominiale di Fontanelle Sud a Trapani. A segnalare la presenza del neonato, a terra con la testa fracassata, sono stati due residenti della zona. Sul luogo erano intervenuti il 118, la polizia del commissariato di Trapani e della Scientifica.

Nel corso di un sopralluogo erano state rilevate “tracce ematiche presenti sul davanzale marmoreo della finestra della cameretta da letto della diciassettenne”, e recuperato “nella spazzatura asciugamani ed indumenti da bagno sporchi di sangue”. Poi il lungo interrogatorio durante il quale la minore ha confermato la sua responsabilità, affermando di aver compiuto il gesto in quanto, a suo dire, sconvolta dall’inaspettato parto e non cosciente del suo stato di gravidanza.

Sulla triste vicenda è intervenuta anche la CGIL Sicilia: “L’uccisione di un neonato a Trapani sgomenta ma devono anche spingerci a interrogarci e a trovare soluzioni affinché fatti come questi non accadano più a salvaguardia delle vite dei bambini e di giovani donne che resteranno segnate a vita”. Lo scrivono le sindacaliste Mimma Argurio, Elvira Morana e Antonella Granello rilevando il contesto di crisi in cui sono maturati i fatti, quello di un lockdown che ha privato le ragazze anche della scuola e dei contatti. “Sono scelte scellerate che raccontano di giovani donne che non hanno trovato aiuto o non lo hanno cercato o forse non hanno saputo dove cercarlo”, affermano le esponenti della Cgil. Le sindacaliste rilevano anche la necessità di “una scuola aperta che in raccordo con i consultori metta in campo tempo dedicato all’educazione sessuale, in considerazione anche dell’approccio anticipato oggi dei giovani alla sessualità”.