Natale, cosa vuol dire per chi, tra di noi, cattolico non è

Di Laura Lombardo — Natale, non solo per cattolici. A festeggiare la ricorrenza anche i tanti ortodossi che risiedono nelle nostre città, come i romeni che ad Alcamo sono più di 3.000. Per loro la festa ha tradizioni e date talvolta opposte. Per gli ortodossi per esempio il Natale è digiuno. 

Malgrado l’impeto del Natale coinvolga in queste ore i più, potrebbe essere utile, curioso, interessante, forse anche doveroso, ricordare in che modo gli immigrati residenti nel nostro territorio considerino questa ricorrenza. Nel caso di Alcamo, la comunità più numerosa è quella proveniente dalla Romania con il 36,1% di tutti gli stranieri presenti sul territorio, seguita dal Marocco (24,7%) e dalla Tunisia (12,6%). I numeri vengono tutti dall’ultimo censimento della popolazione, sottoscritta dall’amministrazione Surdi in data primo gennaio 2019. Ad Alcamo tra l’altro recentemente è stata istituita e voluta all’unanimità dei consiglieri la consulta comunale degli stranieri — il cui termine per la presentazione delle domande tra l’altro scade proprio oggi 13 Dicembre — il che farebbe presumere che ci sia una maggiore apertura verso un certo grado di multiculturalismo.

 

E le ricorrenze sono certamente la principale occasione in cui le differenze fra cittadini vengono fuori, senza offesa per nessuno. I nostri immigrati romeni potrebbero essere molto probabilmente di fede ortodossa, e in quel caso celebreranno il Natale il 7 Gennaio, proprio quando per la maggior parte di noi la festa è finita! Oltre alle differenze di calendario — giuliano piuttosto che gregoriano — il Natale ortodosso risulta molto più sobrio di quello cattolico. No alberi di Natale, no presepi, no stelle, no angeli — sono piuttosto le candele il simbolo totemico per eccellenza. Off-limits sono soprattutto le abbuffate. Nettamente in contrasto con la tradizione locale, per gli ortodossi il Natale è un momento di digiuno – il periodo non a caso è chiamato “digiuno della natività” o “quaresima invernale” o  “quaresima di Natale”.

 

Andando ai musulmani invece — presumibilmente tali i marocchini e tunisini presenti ad Alcamo, in densità appena minori di quelle degli slavi/europei — per loro il Natale non vuol dire proprio niente. Il fondamento della natività e dell’essenza di Cristo come figlio di Dio non è riconosciuto dalla teologia del Corano (così come avviene per gli ebrei), ma nonostante ciò nel Paese d’origine, Turchia e Marocco, la ricorrenza è comunque pretesto per richiedere qualche giornata di ferie.