Nascita circolo della Lega, archiviazione per otto utenti facebook. Tre a processo

Il Gip del tribunale di Trapani, Samuele Corso, ha disposto l’archiviazione per otto alcamesi utenti del social network Facebook, querelati per diffamazione da Graziano Viola, componente del circolo della Lega per Salvini di Alcamo. La vicenda, fra dicembre 2018 e gennaio 2019, ruotava attorno alla condivisione di alcuni articoli pubblicati anche su facebook e relativi alla nascita, ad Alcamo, del circolo della Lega-Salvini Premier, che ritraevano in foto i fondatori del nuovo circolo, tra i
quali appunto il commercialista Graziano Viola.

Sotto questi articoli vennero postati innumerevoli commenti, alcuni dei quali segnalati nella querela perché ritenuti lesivi
dell’onore e della reputazione del professionista. A seguito di una prima richiesta di archiviazione già avanzata dal Pm, Rossana Penna, alla quale si è opposto il querelante, difeso dall’avvocato Sergio Cangelosi, è stato il Gip Samuele Corso a mettere un punto fermo a parte della vicenda e per alcune delle persone denunciate, disponendo l’ordinanza di archiviazione.

Si tratta degli alcamesi Davide Piccichè, Chiara De Giovanni, Federico Lombardo e Leonardo Bonì, tutti difesi dall’avvocato Caterina Camarda, nonché di Luigi Lombardo difeso da
Sebastiano Dara, Oliva Melia dall’avvocato Gaspare Benenati, Emilia Russa da Mario Pasqualino e Maurizio Bellomo difeso dal Giuseppe Adragna. Secondo il Gip del Tribunale di Trapani, come si legge in parte dell’ordinanza: “le espressioni utilizzate dagli otto alcamesi sono manifestazione del pensiero critico e sono finalizzate alla disapprovazione politica, con la conseguenza che ricorre l’esimente del diritto di critica”.

Gli utenti facebook non avrebbero quindi fatto altro, con i loro commenti, che muovere una legittima critica politica rispetto al neonato circolo della Lega di Alcamo, e non avanzato offese specifiche a Graziano Viola per lederne la reputazione. Per altri tre restanti indagati, invece, il Gip ha disposto l’imputazione
coatta. Andranno quindi a processo per il reato di diffamazione.