Una distanza di 250 chilometri, percorsa in ambulanza per un Trattamento Sanitario Obbligatorio, si è trasformata in un viaggio senza ritorno per Giuseppe Augliera, 36 anni, deceduto cinque giorni fa subito dopo l’arrivo al presidio ospedaliero di Corleone. L’uomo, affetto da tempo da disturbi psichiatrici, era stato trasferito dall’ospedale Papardo di Messina per mancanza di posti disponibili nelle strutture della città. Al suo arrivo, le condizioni sono apparse subito gravi e, nonostante i soccorsi, Giuseppe è morto pochi minuti dopo. Una fine improvvisa e ancora senza risposte.
I familiari, sconvolti, si sono rivolti ai Carabinieri per chiedere chiarezza sulle circostanze del decesso: cosa è accaduto durante il tragitto? Com’era stato gestito il trasferimento? Chi ha monitorato le sue condizioni? Domande che oggi attendono risposte dalla Procura di Termini Imerese, che ha aperto un’inchiesta e si prepara a disporre l’autopsia, affidando l’incarico al medico legale di turno. Il legale della famiglia sta valutando la nomina di un consulente di parte per garantire un’indagine accurata. “Vogliamo solo sapere la verità su come e perché è morto Giuseppe”, spiegano i parenti, che ricordano i giorni di sofferenza del giovane e i segnali di peggioramento già emersi nei precedenti ricoveri. Il Tso, disposto a seguito dell’aggravarsi della patologia, avrebbe dovuto assicurargli cure e protezione. Invece, il trasferimento forzato da una provincia all’altra della Sicilia — accompagnato da una scorta della Polizia municipale — si è concluso in tragedia.
Ancora una volta, la distanza tra la teoria dei diritti e la realtà dei servizi psichiatrici in Sicilia mostra tutta la sua crudele evidenza: al gran parlare dell’importanza della salute mentale si contrappone la crudele realtà. Mancanza di posti, carenze organizzative, pazienti spostati come pacchi da un ospedale all’altro. In mezzo, tante domande di famiglie distrutte che si sono fidate e affidate a un sistema colabrodo da cui ora vogliono spiegazioni e giustizia.