Cresce la mobilitazione di politici e associazioni e Trapani torna epicentro del dibattito sui soccorsi nel Mediterraneo. Dopo il fermo amministrativo disposto il 25 agosto contro la nave della Ong Mediterranea Saving Humans, accusata di avere disatteso le disposizioni italiane sul porto di sbarco — indicato a Genova e non a Trapani, dove l’imbarcazione aveva fatto scendere dieci migranti tra cui tre minori — la vicenda assume nuovi sviluppi giudiziari e politici. Nelle ultime ore, infatti, Mediterranea ha depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Trapani, firmato dal comandante Paval Botica e dal capomissione Beppe Caccia. Il documento ricostruisce le fasi della missione appena conclusa: dalle intimidazioni delle milizie libiche, che avrebbero circondato la nave in acque internazionali il 18 agosto, fino all’episodio della notte tra il 20 e il 21, quando un gommone militare — riconducibile alle stesse milizie — avrebbe scaraventato in mare dieci persone, poi tratte in salvo dall’equipaggio. L’Ong chiede che la magistratura accerti le responsabilità dei miliziani e dei trafficanti e che faccia luce su eventuali complicità italiane. Intanto cresce la mobilitazione civile. Ieri pomeriggio, al porto di Trapani, si è svolta una manifestazione di solidarietà con la nave e con il suo equipaggio multinazionale, che il sindaco Giacomo Tranchida ha definito «un presidio europeo di umanità».
Tra le voci di chi chiede chiarezza spicca la dichiarazione di Maurizio Miceli, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, che difende il decreto Piantedosi “Le leggi si rispettano: Trapani non è palcoscenico per propaganda politica”