Colpo di scena nel caso giudiziario che ha coinvolto la magistrata Maria Angioni, ex PM del caso Denise Pipitone: la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza del Tribunale di Marsala che l’aveva condannata per diffamazione ai danni dell’ispettore Vincenzo Tumbiolo, dichiarando la non competenza territoriale del foro siciliano. Gli atti passeranno ora al Tribunale di Monza. Un verdetto netto, che sancisce l’infondatezza giuridica del procedimento celebrato a Marsala e accoglie in pieno il ricorso presentato dai legali della dottoressa Angioni, gli avvocati Stefano Giordano e Giovanbattista Lauricella.
“La Corte ha dato ragione a quanto sosteniamo da tempo: c’è stata violazione della legge e forzature per trattenere il procedimento a Marsala. Ora la libertà di espressione è salva”, ha commentato Giordano, che nel frattempo era stato addirittura oggetto di segnalazione disciplinare da parte della Procura di Marsala per le sue denunce procedurali. La vicenda prende corpo nel 2021, quando Maria Angioni – all’epoca giudice del lavoro a Sassari – era tornata sotto i riflettori per aver pubblicamente contestato le modalità con cui erano state condotte le indagini sul caso della piccola Denise Pipitone, scomparsa a Mazara del Vallo nel 2004. Le sue dichiarazioni – forti e non sempre accolte con favore – hanno riacceso l’interesse mediatico sulla vicenda, ma anche innescato reazioni giudiziarie, tra cui la condanna per diffamazione oggi annullata. L
’annullamento senza rinvio, oltre a essere una vittoria personale per la Angioni, rappresenta un precedente importante sul piano della libertà di critica e sulla corretta applicazione delle norme sulla competenza territoriale. Sottotraccia, la sentenza alimenta anche il dibattito sul ruolo della magistratura nel denunciare anomalie interne al sistema giustizia, un tema delicato che in Sicilia ha avuto più di un precedente. Non è ancora chiaro se il Tribunale di Monza darà seguito all’azione penale o archivierà il caso, ma di certo la vicenda segna un punto a favore della magistrata che, fin dall’inizio, ha sostenuto di aver agito per dovere civico e morale.