CUSTONACI – Le porte del carcere si riaprono per Giuseppe Costa, pregiudicato mafioso di Custonaci condannato a oltre trent’anni per associazione a delinquere di stampo mafioso e sequestro di persona. Gli agenti delle Squadre Mobili di Trapani e Catanzaro hanno eseguito il provvedimento emesso dal Tribunale della Sorveglianza di Milano, che ha disposto la revoca della libertà anticipata precedentemente concessa. Costa dovrà ora scontare una pena residua di quattro anni e sette mesi di reclusione.
La decisione del giudice della Sorveglianza nasce dalla constatazione della perdurante appartenenza dell’uomo a Cosa Nostra trapanese. Nonostante l’iniziale sconto di pena di complessivi 1.800 giorni — ottenuto per buona condotta carceraria e partecipazione alle attività trattamentali —, le indagini hanno documentato come Costa abbia continuato a godere del sostegno economico dell’associazione mafiosa, sia durante la detenzione che dopo la scarcerazione. I sussidi, veicolati attraverso il pregiudicato Pietro Virga, servivano anche a coprire le spese processuali dell’uomo, dimostrando il mai interrotto legame con il clan.
La storia giudiziaria di Costa affonda le radici nella seconda metà degli anni ’90, nell’ambito del maxiprocesso “Bagarella Leoluca + 66”, conclusosi con una condanna definitiva a 25 anni di reclusione (dopo i 30 stabiliti in primo grado). Tra i reati più gravi a suo carico figura la partecipazione al drammatico sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo: Costa mise a disposizione della cosca la propria abitazione a Purgatorio, frazione di Custonaci, adoperandosi personalmente per costruire la cella in cui venne rinchiuso il bambino e offrendo supporto logistico ai carcerieri.
Tornato in libertà nel 2017, il pregiudicato ha riallacciato immediatamente i contatti con i vertici dei mandamenti mafiosi di Trapani e Mazara del Vallo. Attraverso la gestione di un impianto di calcestruzzi, si era ritagliato un ruolo primario nell’aggiudicazione illecita degli appalti, condotta che gli è valsa un’ulteriore condanna a 12 anni per associazione mafiosa.
Infine, nell’ottobre 2023, è rimasto coinvolto nell’operazione “Scialandro”, condotta dalla Squadra Mobile con la DIA e i Carabinieri contro i clan di Custonaci, Trapani e Valderice. In tale sede, Costa è stato condannato in abbreviato a 4 anni e 10 mesi per mafia, trasferimento fraudolento di beni ed estorsione: le indagini avevano fatto emergere la sua capacità intimidatoria nel costringere alcuni allevatori locali a fare da prestanome per l’acquisto e l’allevamento del proprio bestiame. Un quadro di pervicacia criminale che ha portato l’autorità giudiziaria ad annullare definitivamente ogni beneficio premiale.