Mafia di Alcamo e Castellammare del Golfo, “Cemento del Golfo”: le intercettazioni al vaglio dei giudici

Saranno portate davanti ai giudici del Tribunale di Trapani, impegnati nel processo scaturito dall’operazione “Cemento del Golfo”, le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche, sbobinate da un perito. La prossima udienza è fissata per domani mercoledì nel processo già caratterizzato da diverse udienze durante le quali sono stati già ascoltati come testimoni, ufficiali dei carabinieri e altri chiamati dai giudici. Per motivi di salute è stata stralciata la posizione dell’alcamese Vincenzo Artale (nella foto a destra), ai domiciliari, che deporrà il prossimo dieci aprile con inizio dell’udienza alle 9,30. Già per un imputato è stata emessa la sentenza di condanna. Infatti dodici anni di reclusione per i reati di associazione mafiosa ed estorsione aggravata sono stati inflitti, col rito abbreviato, svoltosi davanti al gup del tribunale di Trapani, al castellammarese Vito Turriciano, uno dei cinque imputati finiti sotto processo a seguito dell’operazione dei carabinieri “Cemento del Golfo”. Turriciano dovrà anche risarcire le vittime del racket costituitesi parti civili tra cui il Comune di Castellammare, Confindustria, Antiracket di Alcamo. L’operazione del marzo dello scorso anno, secondo i militari, avrebbe consentito “di smantellare un sistema economico-imprenditoriale riconducibile a cosa nostra”. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere scattarono nei confronti di colui il quale i carabinieri della compagnia di Alcamo, ritengono il capo della famiglia mafiosa di Castellammare, Mariano Saracino e per Vito Turriciano, già condannato, Vito e Martino Badalucco, tutti e quattro reclusi e per l’alcamese Vincenzo Artale, che si trova agli arresti domiciliari. Per questi quattro imputati il processo è già iniziato col rito ordinario e proseguire con la lettura delle intercettazioni mercoledì prossimo. Sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione aggravata, danneggiamento aggravato, fittizia intestazione aggravata, frode nelle pubbliche forniture e furto. Vincenzo Artale è accusato di estorsione con l’aggravante del metodo mafioso. Le indagini dei carabinieri di Alcamo e Castellammare, fatte di intercettazioni ambientali e pedinamenti, e poi dalla collaborazione di alcuni imprenditori, sono durate quasi tre anni. Le investigazioni iniziarono subito dopo la recrudescenza di attentati incendiari ai danni di imprenditori operanti nell’edilizia nel territorio del comune castellammarese sul finire del 2012.