Mafia, 7 anni e 4 mesi chiesti per D’Alì

    Sette anni e quattro mesi di reclusione: questa la condanna chiesta dai Pm Paolo Guido e Andrea Tarondo a conclusione della loro requisitoria, nel procedimento a carico del senatore del Pdl Antonio D’Alì per concorso esterno in associazione mafiosa. Richiesta ridotta di un terzo dalla previsione edittale di 11 anni, visto che il senatore trapanese ha chiesto di essere giudicato con la formula del rito abbreviato.

    Nella loro requisitoria i PM Paolo Guido e Andrea Tarondo hanno ricostruito un sistema di relazioni che il parlamentare avrebbe sviluppato, nel corso di oltre 25 anni, con l´imprenditoria mafiosa di Trapani e con alcuni esponenti di spicco di cosa nostra, tra cui Matteo Messina Denaro.Secondo i PM, il senatore, che è stato sottosegretario al ministro dell’Interno, avrebbe cercato di far trasferire il prefetto di Trapani, Fulvio Sodano, che aveva sventato un tentativo della mafia di riappropriarsi occultamente della “Calcestruzzi ericina”, sequestrata al boss Francesco Virga. Inoltre, il politico si sarebbe adoperato perché un immobile di San Vito Lo Capo, di proprietà di un imprenditore ritenuto vicino a Cosa nostra venisse affittato come caserma dei carabinieri.Gli stessi Pm in precedenza avevano chiesto per due volte l’archiviazione del procedimento – ricordano i difensori di D’Alì, gli avvocati Gino Bosco e Stefano Pellegrino – i quali in una nota diramata subito dopo la richiesta di condanna, hanno preannunciato che chiederanno l’assoluzione del senatore “perché il fatto non sussiste”. Secondo i legali, la stessa Dda di Palermo aveva riconosciuto che “nessuna condotta concreta, effettiva e fattuale agevolatrice dell’associazione mafiosa” è stata accertata a carico di D’Alì. Pertanto, dichiarano i difensori, “considerata la documentazione da noi prodotta rispetto alle generiche contestazioni mosse, oggi ci saremmo attesi una coerente richiesta di assoluzione, tenuto anche conto degli indirizzi certi della giurisprudenza consolidata negli anni sul tipo di reato ipotizzato”.

    Il processo a carico del Senatore riprenderà il prossimo 21 giugno, con l’intervento delle parti civili a suo tempo ammesse al processo, per poi passare infine alla difesa del parlamentare. La sentenza da parte del Giudice Giovanni Francolini è prevista per luglio.