Oggi, a Palermo, è il giorno di Paolo Taormina, il ventenne ucciso da un pregiudicato spietato che vive intriso di subcultura tanto che inneggia a Totò Riina. Gaetano Maranzano, il 28enne dello Zen, reo confesso, intanto, resta in carcere. Occorre rinchiuderlo e gettare le chiavi a mare così come gli autori della strage di Monreale e gli autori di femminicidi tanto per citare un dramma di attualità quotidiana. I giudici siano meno clementi con chi viola la legge e bruciano tante vite umane. “Bisognerà guardarsi in faccia e cominciare a dire: basta”. Un’esigenza gridata dall’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, e dall’arcivescovo di Monreale, Gualtiero Isacchi. “Che la vita di Paolo diventi segno di trasformazione delle nostre Città, germe di rinascita. È vero, ce lo eravamo augurati già lo scorso aprile, dopo quella notte di sangue a Monreale. Oggi rinnoviamo la stessa speranza. Basta violenza. Basta uccisioni”.
Attorno al feretro di Paolo Taormina. Il giovane assassinato a Palermo da un pregiudicato delle Zen di Palermo davanti al locale gestito dai genitori, si sono riuniti istituzioni, scuole, chiesa, associazioni, organizzazioni sindacali, cittadini per esprimere solidarietà alla famiglia e invocare quei provvedimenti necessari per riportare la legalità in una Palermo in mano ai criminali. Risse, spaccate, aggressioni, spaccio di droga, vendita abusiva di alcolici, musica sparata all’aperto a tutto volume sono il triste diario quotidiano in molti quartieri di Palermo. Quasi inesistenti fino ad oggi i provvedimenti promessi anche nei vertici col ministro Piantedosi tornato nella capitale siciliana.
C’è chi invoca le dimissioni del prefetto: troppe riunioni del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Con quali risultati? Aumenta la disaffezione dei cittadini verso le Istituzioni incapaci di mettere un freno a questa violenza i cui protagonisti in negativo provengono quasi sempre dallo Zen per come è accaduto nella strage di Monreale: tre le vittime innocenti colpiti da colpi di pistola da individui che dovrebbero rimanere a vita in carcere. Una risposta con Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza che hanno realizzato un capillare servizio di controllo del territorio, mediante incisivi interventi di verifica e vigilanza, lungo le strade del quartiere “S.Filippo Neri” (“Zen 1” e “Zen 2”). Sicurezza a Palermo, Schifani e Lagalla al Viminale: più agenti, tre “zone rosse” e nuovi investimenti per la videosorveglianza.
Rafforzare la sicurezza a Palermo in modo immediato e strutturale. È questo l’obiettivo condiviso al termine dell’incontro che si è tenuto oggi al Viminale tra il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani e il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, alla presenza del capo della Polizia, Vittorio Pisani. Speriamo che queste iniziative non restino sulla carta. Le nuove misure prevedono, infatti, un incremento immediato delle forze dell’ordine presenti a Palermo, con una progressiva crescita degli organici nell’arco di tre mesi e l’impiego di reparti mobili di stanza in Sicilia per attività di prevenzione dei reati. A queste misure si aggiunge la creazione di tre “zone rosse” (Vucciria, Teatro Massimo e Maqueda-Stazione) dove i controlli saranno intensificati e sarà possibile allontanare in tempo reale soggetti pericolosi, anche pregiudicati, al fine di garantire maggiore sicurezza ai cittadini.
Intanto le notizie che arrivano dallo Zen 2 sono sconfortanti: una l’operazione antidroga ha assunto toni ancora più critici durante le fasi di perquisizione: oltre un centinaio di persone ha infatti affollato le aree comuni del padiglione nel tentativo di ostacolare l’intervento dei militari, con minacce, insulti e aggressioni fisiche. Tre palermitani – di 45, 34 e 33 anni – sono stati arrestati per resistenza, violenza, minaccia, lesioni personali e oltraggio a pubblico ufficiale, dopo essersi scagliati contro i carabinieri impegnati nel servizio, provocando il ferimento di alcuni di loro. C’è tanto da lavorare e chissà quanto tempo passerà prima che vinca la cultura del rispetto e legalità. Intanto Il sindaco Lagalla ha proclamato il lutto cittadino per l’addio al ragazzo morto in via Spinuzza. Le esequie stamane in Cattedrale. Mentre i negozi sospendono le attività per 10 minuti e i palazzi comunali espongono bandiere a mezz’asta, alcuni studenti organizzano un corteo per ricordarlo: “Poteva essere uno di noi”