Un cold case che torna a galla con accuse pesantissime: Giovanna Navarra, 74 anni, residente a Castellammare del Golfo, è indagata per l’omicidio premeditato del marito Francesco Ancona, trovato morto il 12 febbraio di 38 anni fa sul ciglio di una strada a Mortara, nel pavese. Per quasi quattro decenni il caso è stato archiviato come suicidio: l’uomo, 48 anni, si sarebbe lasciato travolgere da un camion, sopraffatto dalla depressione e da una vita familiare difficile. Ma oggi la Procura riapre il fascicolo con una nuova ipotesi: non un gesto estremo, ma un omicidio pianificato nei dettagli.
Secondo i magistrati, Navarra avrebbe agito “in concorso con soggetti terzi”, tra cui il 70enne Domenico Scarfò, amico di famiglia, residente a Vigevano con cui Navarra intrattenne anche una relazione successivamente ai fatti accaduti, secondo quanto dichiarato dallo stesso legale di Navarra, l’avvocato Vito Coppola. Secondo la nuova ipotesi della Procura i due complici avrebbero prima avvelenato Ancona per indebolirlo, poi lo avrebbero colpito alla testa, cosparso di benzina e infine investito con una betoniera, simulando un incidente. Elementi ignorati all’epoca, avvalorerebbero questa ricostruzione: nessun’altra lesione sul corpo, abiti intatti, un forte odore di carburante segnalato dalla figlia tredicenne e l’assenza di testimoni, nonostante il traffico sulla strada.
Intanto l’abitazione a Castellammare del Golfo in cui la donna vive con il figlio, Antonino Ancona, è stata perquisita: gli agenti della squadra mobile hanno trovato sette valigie piene di carte, vecchi documenti e biglietti manoscritti, tutti posti sotto sequestro. L’abitazione era molto in disordine, piena cumuli di materiali vari, tanto che “non c’era un tavolo libero per far firmare il verbale”, come riporta il quotidiano ‘La Provincia Pavese’. Nei giorni scorsi sono state interrogate le due figlie, Maria e Giuseppa, residenti a Vigevano.
La Navarra, che ha alcuni appartamenti in affitto a Castellammare del Golfo, non è nuova alle aule di giustizia: nel 2024 era già finita sotto processo con l’accusa di aver tentato di far uccidere il figlio, promettendo 8mila euro a un presunto sicario. Anche in quel caso fu assolta, insieme al presunto complice, per “insussistenza del fatto”. Ora però le accuse sono ben più gravi. “Mio marito era depresso” ribadisce la donna, ormai quasi cieca. Ma dopo 38 anni, la giustizia prova a riscrivere una storia, forse sepolta troppo in fretta.