È il 19 novembre 2024, un giorno come tanti quando un lavoratore entra nella sala di lavorazione del pesce della G.S. Pesca di Mazara del Vallo e, senza immaginarlo, vede la sua vita cambiare in un istante. Un movimento di routine, un attimo di distrazione o forse una procedura mai davvero spiegata: un taglio netto, profondo, e il dito medio della mano sinistra si ritrova mezzo staccato. Un dolore violento, il sangue che scivola tra i guanti, i colleghi che si voltano di scatto. Poi la corsa in ospedale, gli oltre cento giorni di prognosi. Centodiciotto giorni per ricordare cosa significa davvero sottovalutare la sicurezza. Quell’episodio oggi è al centro dell’azione penale esercitata dalla Procura della Repubblica di Marsala.
La datrice di lavoro Maria Giovanna Barracco e il dirigente della ditta, Salvatore Asaro, sono stati citati a giudizio con l’accusa di avere – secondo l’ipotesi formulata dalla Procura – causato o contribuito a causare l’infortunio, violando gli obblighi imposti dalla normativa sulla sicurezza. E proprio le indagini, affidate al Servizio Prevenzione e Sicurezza dell’Asp di Trapani e coordinate da un gruppo specializzato della Procura, hanno delineato una catena di omissioni: formazione assente o insufficiente, nessun corso abilitante, nessuna informazione adeguata sui rischi, Documento di Valutazione dei Rischi non aggiornato. Al lavoratore non sarebbe stato fornito nemmeno il guanto antitaglio, quell’unico dispositivo elementare che avrebbe potuto risparmiargli una ferita devastante. In un reparto dove si maneggiano coltelli affilati come bisturi e dove i ritmi impongono rapidità più che prudenza, quel guanto è spesso l’ultima linea di difesa. Lì, secondo gli inquirenti, non c’era. Ora la vicenda si sposta nelle aule del Tribunale di Marsala. Il 13 febbraio prossimo, nell’udienza predibattimentale, si inizierà a stabilire se quella ferita sia stata il prodotto dell’ennesima leggerezza. Ma una cosa è già chiara: quando la sicurezza viene trattata come una faccenda burocratica, a pagare il conto sono le mani di chi lavora.