Incidente D’Orio, nessuna responsabilità per imprenditrice partinicese. GIP archivia accuse

Era morto durante un giro in bicicletta, lui che mai si era separato dalla sua due ruote e che, nonostante l’età, continuava ad allenarsi soprattutto sulla statale 113. A causare la caduta fatale per il partinicese Paolo D’Orio, deceduto poi al Civico di Palermo dopo alcune ore dall’incidente nei pressi della galleria di contrada Fico, una manovra azzardata o la disattenzione della guidatrice di una Mercedes. Secondo gli avvocati della famiglia D’Orio le responsabilità sarebbero da addossare alla donna, Dorotea Spinella, anche lei partinicese, imprenditrice e co-titolare di un’azienda di distribuzione di bevande in contrada Sasi ad Alcamo. Secondo il gip di Trapani, Roberta Rodari, la 55enne non avrebbe però avuto alcuna responsabilità e per questo ha disposto l’archiviazione del procedimento a carico dell’imprenditrice che era accusata di omicidio stradale.

L’ordinanza di archiviazione non è impugnabile in Cassazione ma potrà essere appellata dinanzi al giudice monocratico. Secondo il Gip, a proposito della condotta di guida della donna, l’unica considerazione possibile è che proprio la velocità non elevata della Marcedes porta a ritenere che la conducente dell’auto avesse improntato la sua condotta di guida secondo i canoni della prudenza e che quindi l’impatto con la bicicletta sia stato l’effetto di una manovra imprevista o imprevedibile del ciclista. “Manca in definitiva – si legge nell’ordinanza del giudice Nodari – alcun dato certo da cui desumere una violazione da parte dell’indagata di specifiche regole del codice della strada o anche del semplice obbligo di prudenza.

Non si può quindi imputare l’evento di reato a titolo di responsabilità oggettiva alla Spinella ma piuttosto ad un evento imprevedibile e non altrimenti evitabile tale da escludere il nesso di casualità tra l’incidente e la condotta di guida dell’imprenditrice partinicese. Soddisfazione per l’archiviazione disposta dal GIP hanno espresso gli avvocati difensori di Dorotea Spinella, l’alcamese Pasquale Tocco e il trapanese Giacomo Esposito. Alla proposta di archiviazione presentata dal PM, Giulia Mucaria, si erano opposti i familiari di Paolo D’Orio, la moglie e le due figlie.