Incendi. San Vito, Zingaro e Monte Cofano una ferita ancora aperta

Le fiamme hanno lasciato il segno, ma la Sicilia nordoccidentale cerca di rialzarsi. Dopo aver seguito l’emergenza che ha colpito la costa tra San Vito Lo Capo, la Riserva dello Zingaro e Monte Cofano, inizia la conta dei danni. L’allarme è infatti rientrato, grazie anche a un cambiamento delle temperature. Il fronte del fuoco è stato contenuto grazie all’intervento massiccio e coordinato di mezzi aerei, squadre a terra, evacuazioni precauzionali. Ma resta la paura delle tante persone costrette a passare la notte fuori sperando di avere ancora una casa da abitare a emergenza finita. A rischio erano decine di abitazioni nella zona di Scopello e Mazzo di Sciacca.

Per fortuna nessun ferito, nessun incidente: la macchina dell’emergenza ha funzionato. Il sindaco di Castellammare del Golfo, Giuseppe Fausto, ha ringraziato chi è intervenuto, parlando però di “ferite profonde” e “danni incalcolabili, non solo ambientali ma anche economici”. Parole che trovano riscontro nei numeri: la Sicilia, secondo Legambiente, ha già perso oltre 18.000 ettari di bosco nei primi mesi del 2025, risultando la regione più colpita d’Italia. La zona dello Zingaro, già martoriata in passato, resta un simbolo fragile di un equilibrio che il fuoco può spezzare in poche ore. Anche Monte Cofano, tra Custonaci e San Vito, ha subito devastazioni visibili. Le immagini delle sue coste avvolte dal fumo hanno fatto il giro del web, riaccendendo il dibattito sulla prevenzione e sull’urgenza di contrastare con decisione la piaga degli incendi dolosi. La Riserva dello Zingaro e quella di Monte Cofano restano attualmente chiuse al pubblico. Sul posto continuano le operazioni di bonifica e monitoraggio. Ma c’è preoccupazione che nuove forti ondate di calore, che si ripetono con sempre maggiore costanza, a causa dei cambiamenti climatici, producano ulteriori danni. Gli agricoltori, gli allevatori, i produttori chiedono interventi urgenti sia al governo regionale sia a quello nazionale. La bellezza di questi luoghi non è certo un merito di politici e rappresentati istituzionali, ma individuare e mettere in campo strategie per difenderla è una loro responsabilità.