In carcere da innocente per 22 anni, l’alcamese Gulotta ora vive di carità

Le “Glorie Viola” e la Caritas della diocesi di Firenze, con il sostegno dell’istgituto di credito Chiantibanca, hanno deciso di dare un contributo economico per sostenere Giuseppe Gulotta, originario di Alcamo ma da anni oramai residente a Certaldo, in provincia di Firenze. L’iniziativa arriva a distanza di qualche giorno dalle dichiarazioni pubbliche di Gulotta che ha rivelato di vivere oggi di carità perchè senza un lavoro anche come conseguenza alla sua ingiusta detenzione durata ben 22 anni. E’ finito dietro le sbarre poichè ritenuto responsabile della strage della casermetta dei carabinieri di Alcamo marina insieme ad altri due alcamesi ma poi rimesso in libertà in seguito alla revisione del processo nel corso del quale è stato scagionato con formula piena “per non aver commesso il fatto”. Oggi Gulotta ha 58 anni e da quando è uscito dal carcere ha dovuto intraprendere una nuova battaglia, quella contro lo Stato, per avere riconosciuta un’indennità per ingiusta detenzione. Quel risarcimento però, che gli consentirebbe di vivere anche la sua vecchiaia in serenità con la compagna, ancora non l’ha ottenuto per quell’errore giudiziario: proprio per questo le associazioni hanno deciso di venirgli incontro. “Nei giorni scorsi – spiega in una nota Moreno Roggi, anima e punto di riferimento delle ‘Glorie Viola’ – ho letto la storia di Giuseppe. L’ho voluto conoscere, avvertendo anche ChiantiBanca e Caritas che mi sarebbe piaciuto fare, insieme, qualcosa per lui. È incredibile che lo Stato non riesca a riparare a un’enorme ingiustizia commessa nei suoi confronti”. L’accordo è stato siglato ieri a San Casciano in Val di Pesa, in provincia di Firenze, nella sede di Chiantibanca, alla presenza oltre che di Roggi anche del direttore della Caritas fiorentina, Alessandro Martini, e del vicepresidente vicario di Chiantibanca, Stefano Mecocci. I legali di Gulotta, Baldassare Lauria e Pardo Cellini, per l’ingiusta detenzione hanno chiesto un risarcimento di 56 milioni di euro. Nel giugno del 2015 la prima udienza davanti alla corte d’appello di Reggio Calabria dove si decide sul risarcimento. Ad oggi però non è arrivata alcuna risposta: “Finora non è arrivato un euro – dice indignato l’avvocato Cellini – e nemmeno una telefonata di scuse dal ministero della Giustizia, o dall’arma dei carabinieri. È come se questi 36 anni di vergogna non fossero mai esistiti”. Gulotta venne arrestato perchè all’epoca della strage “reo confesso”. Lui però si disse subito dopo non c’entrava nulla con l’uccisione dei due carabinieri. Nel frattempo, anche grazie all’ostinazione dei suoi legali, si riapre il processo e si certifica che in realtà quella confessione era stata “estorta” dagli investigatori dell’epoca dietro vessazioni, minacce e torture.