In Sicilia si produce ottimo olio. Quella del 2025 si presenta come una annata buona per l’olivicoltura anche nell’Alcamese. Ma sull’export negli Usa, uno dei principali mercati per l Sicilia si presentano come una mannaia i dazi del 30 per cento a partire dal primo agosto, imposti dal presidente Trump, individuo che cambia quasi sempre opinione su tutto e tutti. Oggi resta la mannaia dei dazi che in Sicilia provocherà danni per oltre un miliardo e mezzo. Il 50% delle esportazioni dell’extravergine siciliano sono destinate verso l’America. Se il presidente Trump concretizzerà la minaccia dei dazi al 30%, le aziende siciliane subiranno una batosta durissima.
Parola di Mario Terrasi, presidente di Oleum Sicilia, organizzazione di aziende olivicoltrici associata a Coldiretti, che prova a fare qualche conto di ciò che potrebbe succedere nel mercato americano. Se una bottiglia made in Sicily da mezzo litro viene venduta oggi all’importatore americano a 9 euro e poi nei market Usa a un prezzo medio di 25 dollari, con i dazi si arriverà anche a 30 dollari in più sullo scaffale. Un rialzo destinato a danneggiare i nostri olivicoltori. I segnali, per adesso, non sono buoni. Gli ordinativi pagati a fine giugno stanno per partire in nave, ma chi di solito in questo periodo comincia a organizzarsi per il mese di agosto «sta ancora temporeggiando, perché una cosa è compare con il dazio al 10% e un’altra con il 30», mentre c’è il timore che l’impennata della tassa commerciale possa concretizzarsi durante il viaggio della merce, con gli acquirenti costretti a pagare la differenza al momento dello sbarco. Insomma, l’orizzonte, rimarca Terrasi, è molto nero.