‘Gordio’ e ‘Pars Iniqua’, richiesti 402 anni di carcere complessivi. Incrocio delle indagini con ‘Oro Bianco’

Oltre 400 anni di carcere sono stati richiesti complessivamente, dal procuratore aggiunto della DDA, Paolo Guido, e dai sostituti Brucoli, Gagliardi e Scaletta, per gli imputati del processo in abbreviato scaturito dalle operazioni “Gordio” e “Pars iniqua” messe a segno da carabinieri e dalla Dia, a Partinico e nel circondario, nel luglio dello scorso anno. In quelle indagini antimafia vennero arrestate 81 persone tra cui un agente penitenziario del ‘Pagliarelli’ che dal carcere riusciva a far comunicare i detenuti con l’esterno.

La procura ha adesso chiesto 402 anni e 6 mesi complessivi di carcere per 34 imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Le condanne più pesanti sono state invocate per Gioacchino Guida, 20 anni, personaggio coinvolto anche nell’operazione anti-droga ‘Oro Bianco’ messa a segno dalla polizia di Alcamo; 18 anni per Michele Casarrubbia, Massimo Ferrara, Raffaele Guida e Antonino Vitale. Chiesti invece 15 anni per Giuseppe Lombardo, il trapanese Pietro Virga, Vincenzo Cusumano, Angelo Cucinella, Maria Guida, Salvatore e Savio Coppola.

L’operazione ‘Gordio’ fece luce su un vasto spaccio di droga (dalla marijuana coltivata a Partinico fino alle grosse partite di hashish e cocaina importate da Lazio e Calabria) ma anche su  spedizioni punitive e danneggiamenti. Queste sarebbero state le attività principali di cinque bande operative nel mandamento di Partinico che, il 5 luglio dell’anno scorso, erano state bloccate con i due blitz, “Gordio” dei carabinieri” e “Pars Iniqua” della Dia.

Secondo l’accusa, il clan avrebbe potuto contare anche su un agente penitenziario, Santo Calandrino, in servizio nel carcere Pagliarelli, che avrebbe fatto da talpa, indicando non solo la presenza di microspie, ma soprattutto consentendo a diversi detenuti di comunicare con l’esterno. In cambio avrebbe ricevuto casse  d’arance, ricotta, un capretto, tuta e giubbotto della squadra di calcio di Partinico e finanche il lavaggio della macchina assicurato una volta al mese.

Nell’inchiesta è coinvolta anche Giusy Vitale, anche lei della famiglia “Fardazza” e poi collaboratrice di giustizia. Per la Procura avrebbe cercato di avviare contatti a Roma, con i Casamonica, per consentire l’acquisto di partite di droga al nipote, Michele Casarrubbia. Durante le perquisizioni in casa sua venne ritrovato un chilo di cocaina.