Gibellina: rubato il “Serpente”, opera d’arte di Pier Giulio Montano

Trafugata nella notte, a Gibellina, un’importante opera d’arte: si tratta del “Serpente” in bronzo dell’artista Gibellina, Serpent 2 istallato all’interno di Palazzo Di Lorenzo. L’episodio è solo l’ultimo di una serie di furti di materiali metallici che si registrano in città da qualche anno; stavolta a farne le spese è una istallazione del patrimonio del Museo en plein air della città. Raffigurante un grande serpente avvolto attorno ad una base in marmo, il lavoro di Montano si trovava nel piano superiore del Palazzo Di Lorenzo della città belicina, a chiusura del percorso espositivo della notissima architettura di Francesco Venezia. Il neoeletto sindaco della città, Salvatore Sutera, ha avvisato le autorità competenti che sono subito intervenute nel tentativo di assicurare i responsabili alla giustizia e recuperare l’opera. Sutera, preoccupato per “il pericolo che costantemente corre il patrimonio di arte e architettura contemporanea di Gibellina”, chiede agli enti preposti di “alzare l’attenzione sulle questioni della sicurezza in città e ai cittadini di segnalare eventuali comportamenti sospetti”. La sorprendente città-museo, nota anche come Gibellina Nuova, sorta dopo il terremoto del Belice del 1968 a pochi chilometri dal vecchio centro, distrutto dal sisma e abbandonato, ha una collezione di opere d’arte contemporanea tra le più grandi d’Europa. Una sessantina le opere disseminate in città, il “Cretto” di Alberto Burri sui Ruderi, dieci siti di rilevante interesse architettonico, il Museo d’ Arte Contemporanea con una collezione di circa duemila opere d’arte formata attraverso il contributo di numerosi, importanti artisti italiani e stranieri. La nuova amministrazione, insediata solo da una settimana, consapevole del valore inestimabile del patrimonio cittadino, ha posto la sua salvaguardia e la sua valorizzazione al primo punto della propria azione amministrativa. Il sindaco fa sapere che intende attivare un tavolo tecnico con la Prefettura, la soprintendenza ai Beni Culturali e le forze dell’ordine per evitare che simili azioni, definite “ignobili” possano ripetersi ancora.