Fratelli Nicastri, secondo grado di ‘Pionica’. Ammesse nuove trascrizioni

E’ stato rinviato al 18 novembre prossimo il processo d’appello per gli imputati dell’operazione Pionica che avevano scelto il rito abbreviato. Tra questi i fratelli e imprenditori alcamesi, Vito e Roberto Nicastri, che in primo grado erano stati condannati a 9 anni di carcere. La sentenza, tramite rito abbreviato, venne emessa dinanzi al gup di Palermo, Filippo Lo Presti. La DDA aveva invece per i Nicastri 12 anni di reclusione. Nello stesso processo vennero anche condannati l’agronomo di Vita, Melchiorre Leone (a 9 anni e 4 mesi) e il calatafimese Girolamo Scandariato (a 6 anni e 8 mesi).

Tutti erano stati coinvolti nell’operazione antimafia Pionica che nel
marzo dello scorso anno aveva portato all’arresto di 12 persone dopo le indagini condotte dia carabinieri del Nucleo investigativo di Trapani, del Raggruppamento Operativo Speciale e dagli agenti della Dia. Gli altri imputati stanno invece seguendo il rito ordinario dinanzi al Tribunale di Marsala.

Nell’ultima udienza d’appello dell’abbreviato la corte ha accolto le richieste del procuratore generale e della difesa di Melchiorre Leone, cui non si sono opposti gli altri difensori, di acquisire le trascrizioni del processo che si sta celebrando a Marsala. Il 18 novembre si terrà la discussione del procuratore generale che probabilmente chiederà la conferma delle condanne inflitte in primo grado. Poi, nell’udienza successiva, toccherà alle difese: Sebastiano Dara e Mary Mollica per Vito Nicastri, Giovanni Di
Benedetto per il fratello Roberto.

Secondo la procura della DDA i fratelli Nicastri avrebbero messo le loro aziende a disposizione per mettere a segno gli affari illeciti
di Matteo Messina Denaro. Tra le operazioni saltate quella dell’acquisto di una vasta tenuta di Antonio Maria Salvo, nipote di Ignazio, l’esattore mafioso di Salemi. Roberto Nicastri comprò invece i terreni della moglie di Salvo per 138 mila euro. Poi
avrebbero costretto la donna a ritirare una richiesta di espianto dei vigneti, facendo schizzare il valore a 530 mila euro con i diritti di reimpianto. Il tutto grazie alla partecipazione della Vieffe Agricola di San Giuseppe Jato dei cugini Leonardo
Ficarotta e Paolo Vivirito.