Inizierà il 19 gennaio davanti ai giudici della corte d’Assise di Varese il processo a Vincenzo Gerardi, il cinquantasettenne alcamese che lo scorso aprile uccise a coltellate la moglie Teresa Stabile anche lei di Alcamo. Si è trattato dell’ennesimo femminicidio provocato da un matrimonio oramai al capolinea. L’uomo deve rispondere anche di stalking, Teresa Stabile, 55 anni, e Vincenzo Gerardi avevano lasciato Alcamo una trentina di anni fa per motivi di lavoro e si erano trasferiti nel varesotto, a Samarate. Qui avevano messo su famiglia e avevano avuto due figli. Lei si occupava delle faccende domestiche e lui lavorava in un’azienda specializzata nella installazione di piscine.
I due alcamesi avevano già contatto un legale per istruire le pratiche della separazione. Alla donna era stato consigliato di allontanarsi dalla casa dove viveva con il marito, e così era andata a vivere dai genitori, in un’abitazione poco distante. I rapporti andavano sempre più peggiorando fino all’omicidio dello scorso 16 aprile. Vincenzo Gerardi dopo l’uccisione della moglie aveva tentato il suicidio. Aveva effettuato un paio di chiamate, anche ai suoi parenti di Alcamo, dicendo: “Ho fatto quello che dovevo fare”. Con moglie e figli venivano spesso ad Alcamo in estate per trovare i famigliari e trascorrere un periodo di ferie. Violentissime le coltellate che ha inferto al cuore della alla moglie alla quale non ha dato neanche il tempo di scendere dall’auto. Rintracciato dai carabinieri ha confessato il delitto. Intanto il gip del tribunale di Busto Arsizio, Anna Giorgetti ha accolto la richiesta dell’avvocato di parte civile Cesare Cicorella e del pubblico ministero Ciro Caramore e disposto il sequestro conservativo del Tfr e di ogni altro titolo maturato nell’ambito del rapporto lavorativo di Gerardi con la Prealpipool, di cui era dipendente. Quel denaro, che deve ancora essere quantificato, potrà essere destinato al risarcimento dei figli.