Droni, cellulari, droga e perfino rapporti sessuali in cambio di favori penitenziari: si chiude con sei condanne e diverse assoluzioni il processo nato dall’operazione “Alcatraz”, la maxi inchiesta che ha svelato un sistema di corruzione all’interno del carcere “Pietro Cerulli” di Trapani. La sentenza, emessa ieri pomeriggio dal Tribunale di Trapani, segna un punto fermo in un’indagine che per anni ha tenuto sotto scacco l’amministrazione penitenziaria. Condannati a quattro anni ciascuno Giuseppe Felice Beninati, James Burgio, Gerlando Spampinato, Roberto Santoro e l’ex agente penitenziario Giuseppe Maurizio Cirrone. Per quest’ultimo è scattata anche l’interdizione dai pubblici uffici e la decadenza dal servizio. Due anni e sei mesi la pena per Alessio Scirè, assolto però da un altro capo d’imputazione “per non aver commesso il fatto”. Assolto anche Cirrone per uno dei capi contestati.
Cadono le accuse, invece, per Natale Carbè, Salvatore Mannone, Pietro Mazzara e Valentina Messina, tutti assolti con formula piena. Secondo gli inquirenti, tra il 2018 e il 2023 il carcere di Trapani era diventato un mercato illegale in cui circolavano stupefacenti, telefoni cellulari, armi rudimentali, sigarette, profumi e altro materiale vietato. Il tutto con l’appoggio di agenti penitenziari che, in cambio di denaro o prestazioni sessuali, avrebbero chiuso un occhio. Tra i metodi più fantasiosi per introdurre gli oggetti, l’uso di droni e palloni da calcio lanciati da complici all’esterno, guidati da detenuti che conoscevano perfettamente i punti ciechi della struttura.
Secondo l’accusa Cirrone avrebbe ottenuto rapporti sessuali dalla compagna di un detenuto promettendo in cambio telefonate extra o permessi facilitati. Ma il vero regista dell’organizzazione, secondo la Procura, era Francesco Paolo Patricolo, agente penitenziario morto durante le indagini. A lui sarebbero stati destinati contanti, biglietti per il teatro e perfino per la finale di Coppa Italia, in cambio dell’ingresso dei “pacchi” destinati anche a esponenti della camorra e della Sacra Corona Unita. Il blitz del 2022 portò all’arresto di 23 persone per corruzione, abuso d’ufficio e falsità materiale. Una deriva che mina le fondamenta dello Stato di diritto: quando chi è preposto a far rispettare le regole se ne fa complice, il carcere smette di essere presidio di legalità e si trasforma in terreno fertile per nuove devianze.