Dopo Manganaro, la lettera di Damiani. Trema la politica, l’ex manager ha scritto nomi e cognomi

Trema la politica regionale. Dopo le rivelazioni di Salvatore Manganaro, agrigentino, faccendiere dell’ex direttore dell’ASP di Trapani ai tempi della guida della centrale di committenza, arriva una lunga lettera  dello stesso manager finito in carcere nell’ambito dell’operazione Sorella Sanità. Damiani ha scritto una lettera ai magistrati della procura di Trapani  che l’hanno condivisa con i colleghi di Palermo che stanno coordinando le indagini sulla corruzione nella sanità pubblica. L’ex direttore generale dell’ASP trapanese si definisce vittima di un sistema in cui l’ingerenza della politica è totale e non intende pagare per tutti.

Per questo ha fatto nomi e cognomi di politici che sono al vertice della Regione, con incarichi istituzionali, rappresentanti di partito e assessori di giunte di governo, vecchie e nuove, che grazie alla sanità avrebbero acquisito consenso elettorale e potere. Nella sua lettera scritta in carcere Damiani ha anche raccontato le pressioni politiche per le nomine dirigenziali negli ospedali o per favorire un’impresa piuttosto che un’altra. L’ex manager dell’Asp di Trapani ed ex responsabile della centrale unica di committenza che gestiva appalti milionari nella sanità descrive anche luoghi e incontri e ammette di sentirsi in pericolo.

I magistrati palermitani hanno già raccolto la confessione totale di Salvatore Manganaro che ha ammesso di avere intascato tangenti e ha riempito centinaia di pagine di verbali. Ora il faccendiere vuole patteggiare. Il suo legale, per chiudere la vicenda giudiziaria, ha avanzato una richiesta di 4 anni e due mesi di pena, con la restituzione di 240 mila euro. Dovrà adesso la procura ad accettare o meno. Intanto i nomi eccellenti fatti da Damiani sono entrati pienamente nelle carte dell’inchiesta Sorella Sanità, o anzi sarebbe meglio dire delle inchieste, perché ci sarebbero più filoni portati avanti sia dai carabinieri che dalla guardia di finanza.