Schiaffi, spintoni, urla disperate. Una lite esplosa in strada, in pieno centro storico, si trasforma in violenza: la donna che cerca di divincolarsi, il compagno che non le lascia scampo. Poi la forza bruta: la afferra per le braccia e la trascina fino all’auto, costringendola a salire. La scena, rapida e feroce, non passa inosservata: un passante, sconvolto, decide di chiamare subito la Polizia. Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico intervengono tempestivamente, ma per la vittima comincia un viaggio angosciante: chiusa dentro l’auto accanto al suo aggressore, lontana da sguardi e possibili aiuti.
Sul luogo dell’aggressione gli agenti raccolgono solo informazioni frammentarie, ma grazie al coordinamento con la Sala operativa riescono a ricostruire la vicenda e a dislocare più pattuglie sul territorio. Il setaccio è serrato. Ogni strada battuta, ogni possibile nascondiglio controllato. Finché l’auto non viene intercettata in periferia, molto lontana dal luogo dell’aggressione: dentro, la donna scoppia in lacrime alla vista dei poliziotti, il volto segnato dalla paura, il corpo contratto dalla tensione. Accanto a lei il compagno, subito bloccato e portato in Questura. Per lui la Procura di Trapani ha disposto l’allontanamento immediato dalla casa familiare, misura pensata per tutelare l’incolumità della vittima. Poco dopo, il giudice convalida la misura e ordina gli arresti domiciliari in casa del fratello, con braccialetto elettronico. Un intervento rapido che ha messo in salvo la vittima, ma che non basta da solo. Perché senza prevenzione, formazione e una diffusa cultura di rispetto e consenso, la violenza tra le mura domestiche continuerà a esplodere: a casa o, come a Trapani, persino in mezzo alla strada, in pieno centro storico, davanti a tutti.