Diffamazione fra giornalisti. Condannati Todaro ed editore Marino

Gli articoli pubblicati da Telesud, a firma di Luigi Todaro, fra maggio e giugno 2015 che parlavano di una presunta iscrizione sul registro degli indagati del giornalista trapanese Rino Giacalone, sono stati ritenuti diffamatori dal tribunale. Proprio ieri è infatti arrivata la condanna ad un anno e sei mesi sia per il redattore Luigi Todaro che per l’editore dell’emittente trapanese Massimo Marino. La Procura, per i due imputati, aveva invece chiesto pene più lievi, un anno e due mesi.

Il giudice Giancarlo Caruso si è riservato il deposito delle motivazioni entro 90 giorni ma i difensori di Todaro e Marino hanno già preannunciato ricorso in appello. Nel processo era imputato, perché direttore responsabile del testata giornalistica all’epoca dei fatti, anche Rocco Giacomazzi, poi deceduto. Sulla vicenda si era già espresso, nel novembre scorso, il tribunale civile di Trapani accogliendo la richiesta del giornalista Rino Giacalone, costituitosi nel procedimento civile con gli avvocati Roberto Natoli e Giuseppe Marino del foro di Palermo. In quella sede venne condannata per diffamazione l’emittente televisiva Telesud per aver diffuso la notizia dell’esistenza di una indagine giudiziaria a carico di Giacalone per i reati di tentata estorsione e millantato credito.

Dopo la sentenza penale ieri è arrivata la dichiarazione dell’Assostampa: “Giustizia è stata resa al collega Rino Giacalone, diffamato e delegittimato con una notizia, sbagliata, di indagine a suo carico” hanno detto il segretario regionale Roberto Ginex e quello provinciale Vito Orlando. “Non si può certamente gioire per la condanna dell’editore di una tv privata e di un giornalista – hanno aggiunto – ma il collega Giacalone è stato profondamente turbato, assieme alla sua famiglia, per essere stato coinvolto nella storia di una gravissima indagine a suo carico che si è rivelata falsa”.

Anche Massimo Marino, presidente di Telesud e uno dei due condannati, ha rilasciato una dichiarazione: “Le sentenze si rispettano, certamente, ma spero non sia lesa maestà commentarle. E sinceramente resto basito dal pronunciamento del giudice Caruso, soprattutto per l’entità della pena. Ovviamente non entro nel merito della vicenda, che a mio avviso resta con molti lati oscuri, ma ciò che successe è esattamente questo: il sottoscritto editore di Telesud, dopo aver richiesto per ben 3 volte, assieme al direttore responsabile dell’epoca, di verificare ad un proprio giornalista l’attendibilità della notizia che era insistente nel tam tam social, e non solo, lasciò libertà di scriverla senza condizionamenti. Chiaramente, poi, visto “gli attacchi” che ricevemmo, soprattutto dal mondo antimafia, mi sentii in dovere di “tutelare pubblicamente” la redazione dopo aver spiegato “il perchè di una scelta”. Oggi quella libertà – che comunque rivendico come massimo responsabile del Gruppo Editoriale che guido da oltre 17 anni…- mi è valsa la prima (durissima) condanna – che tuttavia sono fiducioso venga ampiamente riformata in Appello.”