DIA, vertici mafiosi stabili ad Alcamo. Cresce peso cosca di Castellammare

Cosa Nostra trapanese è storicamente connessa con quella palermitana. Manifesta un analogo ordinamento gerarchico, identiche modalità operative e tendenzialmente sovrapponibili settori d’interesse. Agisce secondo la consueta logica mafiosa ed è caratterizzata da un familismo particolarmente accentuato. Lo sostiene la relazione semestrale della DIA che ha aggiunto come la mafia della provincia di Trapani sia disciplinata da regole vincolanti e non presenti segnali di mutamento organizzativo, strutturale o di leadership.

Le famiglie hanno inoltre maturato la consapevolezza dell’inopportunità, pur nella disponibilità di armi, di promuovere conflitti, come chiaramente si legge nella frase di un importante uomo d’onore di Castellammare, emersa nell’ambito di una recente investigazione: non c’è “più nessuno disposto a fare una cosa di questa… i tempi sono diversi”. Forti sono la pervasività e la pressione esercitate sul tessuto economico e sociale dalle consorterie mafiose che, facendo leva su una diffusa situazione di disagio dovuta alla limitata presenza di iniziative economico–produttive e aggravata dall’attuale crisi pandemica, continua a trovare agevolmente reclute per la manovalanza.

Nel contesto trapanese cosa nostra conferma la tendenza ad esercitare la propria attività egemonica nel territorio seguendo due direttrici distinte. La prima, più tradizionale, fa leva sull’esercizio della forza intimidatrice e le consente di mantenere il controllo territoriale, l’altra, derivante da una strategia più moderna ma già consolidata, vede la mafia perseguire politiche affaristiche aventi connotazioni sempre più sofisticate, operando su un livello più elevato che coinvolge anche la stessa imprenditoria, gli apparati amministrativi e la politica Le posizioni di vertice del mandamento di Alcamo risultano stabilmente detenute da noti esponenti delle storiche famiglie mafiose con un sistema di successione quasi dinastico.

Si rammenta, inoltre, come una delle cinque storiche famiglie mafiose operanti a New York sia originaria di Castellammare del Golfo, cittadina inserita nel mandamento di Alcamo. Le indagini del primo semestre del 2020 hanno documentato i contatti intercorsi tra il capo della famiglia castellammarese, Francesco Domingo, ed esponenti della famiglia Bonanno di New York, attraverso “…diversi incontri avuti dal boss con soggetti italoamericani di origine castellammarese, inseriti nel contesto mafioso statunitense…”. In particolare, il boss di Castellammare del Golfo avrebbe evidenziato la sussistenza di affari con gli americani.