La costituzione delle parti civili. La richiesta del pubblico ministero di convocare come testimoni, 22 in tutto, gli agenti che effettuarono le indagini. L’intervento dell’avvocato Vito Di Graziano che, si è opposto all’acquisizione degli atti perché «non è un processo in rito abbreviato». Queste fasi hanno caratterizzato ieri la prima udienza del processo che vede sul banco degli imputati l’alcamese Vincenzo Gerardi, accusato di avere ucciso la moglie Teresa Stabile lo scorso 16 aprile a Samarate nel Varesotto dove si erano trasferiti da Alcamo per motivi di lavoro. Il processo si svolge davanti ai giudici della Corte d’Assise di Busto Arsizio. Si sono costituiti parte civile i due figli di Gerardi e il padre, la madre e la sorella di Teresa Stabile. Gerardi oltre che dell’omicidio deve rispondere anche di stalking.
L’avvocato Di Graziano si è anche opposto al sequestro conservativo del Tfr e di ogni altro titolo maturato nell’ambito del rapporto lavorativo di Gerardi con la Prealpipool, di cui era dipendente. Quel denaro, che deve ancora essere quantificato, sarà destinato al risarcimento dei figli Christian e Alessio. Ma il difensore di Gerardi si oppone poiché in questo caso verrebbero a mancare i soldi per il pagamento dell’onorario e le spese di giudizio. Nemmeno uno sguardo tra Vincenzo Gerardi e i figli. Distacco anche con la madre, il padre e la sorella di Teresa Stabile. Era dal 16 aprile dell’anno scorso che la famiglia non si ritrovava nella stessa stanza, per mesi il cinquantottenne ha cercato un contatto epistolare con Alessio e Christian ma i ragazzi non lo perdonano. «Quelle lettere sono state una vera e propria intrusione», commenta l’avvocato Cesare Cicorella, difensore con Simona Cicorella dei figli.
Ieri mattina si è aperto il processo in corte d’assise per l’omicidio della cinquantacinquenne. Teresa dopo quarant’anni di matrimonio aveva deciso di lasciare il marito. L’imputato non riusciva neppure a concepire l’idea dell’abbandono. Simulò un suicidio, lasciando lettere d’addio che avrebbero dovuto – nelle sue intenzioni – toccare il cuore della moglie e dei figli, poi passò a minacce angoscianti. Infine, il 16 aprile, la tragedia in quindici coltellate. Prossima udienza il 20 febbraio. La sentenza è prevista per giugno. La famiglia Stabile Gerardi non ha mai perso i contati con Alcamo dove vivono i famigliari e in estate venivano a trascorrere le ferie