Dal MIT 93 milioni per le strade siciliane, oltre 8 per la provincia di Trapani

Assegnati al Libero Consorzio di Trapani 8 milioni e 600 mila euro per sistemare le strade provinciali: questa la cifra  che il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha previste nel piano straordinario per la viabilità provinciale, annunciato il 27 settembre. In totale, alla Regione Siciliana arriveranno oltre 93 milioni di euro, da ripartire tra le nove province: al top Palermo, Catania e Messina, a cui andranno tra i 16 e i 17 milioni ciascuna. Il provvedimento, che assegna oltre un miliardo di euro a livello nazionale, viene presentato dal Mit come un intervento “sulle effettive esigenze di adeguamento della rete stradale”, con tanto di proclami sulla “politica del fare della Lega” e “sull’attenzione verso le strade provinciali siciliani che mancava da tempo”  come dichiarato da Matteo Francilia Coordinatore della Lega a Messina. Proclami che parlano di “sostegno concreto per la nostra regione, frutto dell’impegno e dell’attenzione del ministro Matteo Salvini” come dichiarato dal segretario della Lega Sicilia, Nino Germanà.

Eppure, osservando la mappa delle risorse, emerge con forza il solito paradosso: le regioni che ottengono i finanziamenti più consistenti sono quelle dove la rete viaria è già in condizioni decisamente migliori. La Lombardia svetta con quasi 122 milioni, seguita dall’Emilia-Romagna con 106. Un’asimmetria che stride con la narrazione politica di un piano “nazionale” pensato per colmare i divari. In realtà, il rischio è l’effetto contrario: rafforzare chi è già avanti e lasciare indietro chi avrebbe più bisogno. Al Sud, ancora una volta, le risorse sono insufficienti rispetto all’estensione della rete stradale e alle condizioni pregresse del manto. Frane non messe in sicurezza, buche mai coperte, gallerie in condizioni pessime. Se al Nord i milioni serviranno a consolidare infrastrutture già dignitose, in Sicilia e nel resto del Mezzogiorno si dovrà tentare di tappare falle profonde con strumenti inadeguati. Così, mentre le regioni settentrionali investono per perfezionare ciò che funziona, al Sud si continua a sopravvivere tra asfalti dissestati e collegamenti incerti. E così, la proclamata attenzione per il Sud si scontra con il solito divario: l’Italia delle strade a due velocità, dove la retorica dell’unità si sbriciola sull’asfalto dissestato.