Crisi aree artigianali ad Alcamo: tra ritardi infrastrutturali e il rischio “emigrazione” delle imprese

Le aree destinate agli insediamenti artigianali in contrada Sasi ad Alcamo sono ormai esaurite. A bloccare lo sviluppo sono i cronici ritardi nella realizzazione delle opere di urbanizzazione, attese da anni, che permetterebbero l’edificazione di altri venti capannoni. Questa paralisi sta spingendo molti artigiani verso la via dell’”emigrazione”, diretti soprattutto verso il comune di Calatafimi Segesta.

Il problema, che penalizza il settore e frena la creazione di nuovi posti di lavoro, è stato al centro di un incontro tra il sindaco Domenico Surdi e i rappresentanti della CNA, i quali avevano sollecitato un confronto diretto con l’amministrazione comunale.

Nonostante le criticità, è iniziato il conto alla rovescia per l’avvio delle ultime attività previste a Sasi: un mangimificio e aziende specializzate nella lavorazione del ferro, componenti elettronici e impianti elettrici si preparano all’apertura, garantendo l’occupazione di circa quaranta operai. Questi si aggiungeranno agli oltre 250 occupati dell’area artigianale, inaugurata nel 2002 e da sempre considerata un fiore all’occhiello dell’economia locale.

Tuttavia, con questi ingressi le aree disponibili sono ufficialmente terminate. Da oggi scatterà lo stop alle assegnazioni per mancanza di lotti edificabili, “nonostante le numerose richieste presentate da tempo al Comune”, come sottolineato da Giovanni Marchese, vicepresidente provinciale CNA con delega alle infrastrutture.

Durante l’incontro, la CNA (rappresentata anche dal presidente provinciale Giuseppe Orlando) ha ribadito l’urgenza di avviare le opere di urbanizzazione mancanti. L’assessore Valeria Pipitone ha definito il confronto “interlocutorio”, focalizzandosi sulla partecipazione a un bando regionale per intercettare i fondi necessari.

Il sindaco Surdi ha espresso ottimismo, assicurando che l’attenzione verso il comparto resta massima, ma i tempi si preannunciano lunghi. Giovanni Marchese ha sollevato un dubbio sulla congruità dei fondi:

“Il bando regionale prevede fino a 1,5 milioni di euro per Comune. Una cifra insufficiente per Alcamo, dove ne occorrerebbero almeno sei per realizzare anche il Centro Servizi. Chiediamo al governo Schifani di triplicare lo stanziamento regionale, portandolo da 50 a 150 milioni, e al Comune di farsi portavoce di questa esigenza.”

Uno spiraglio arriva dal nuovo PRG (Piano Regolatore Generale), che prevede l’ampliamento di Sasi e la creazione di zone industriali in contrada Fegotto, nel territorio di Alcamo. Quest’ultima area, nella parte ricadente sotto Calatafimi Segesta, ha già vissuto una forte espansione grazie alla vicinanza della stazione ferroviaria e dello snodo autostradale.

Tuttavia, anche per Fegotto il percorso non sarà immediato: le aree non sono ancora adeguatamente urbanizzate e il PRG rinvia l’operatività all’approvazione di piani attuativi, che potrebbero essere realizzati anche su iniziativa privata o per stralci successivi.