Il Centro di Permanenza per i Rimpatri di Milo, a pochi chilometri da Trapani, torna al centro della cronaca nazionale e internazionale per le gravi condizioni in cui versano i migranti trattenuti. A sollevare l’ennesima denuncia è stato l’europarlamentare Leoluca Orlando, che ieri mattina ha effettuato un sopralluogo nella struttura accompagnato da esperti di medicina, assistenza sociale e mediazione culturale. La visita , dichiara Orlando, ha confermato ciò che da anni segnalano la Federazione nazionale dei medici e la Società italiana di Medicina delle Migrazioni: i CPR sono “pratiche patogene e psicopatogene”, incompatibili con il diritto alla salute, alla dignità e alla tutela psico-fisica della persona. Un giudizio che trova eco anche nella World Health Organization, l’agenzia sanitaria delle Nazioni Unite, che ha espresso preoccupazione per le condizioni di detenzione amministrativa in questi centri.
Nel CPR di Milo, in particolare, si registrano carenze sanitarie gravi, con assenza di presidi medici adeguati, ritardi nell’erogazione di cure essenziali e un contesto strutturale che peggiora il disagio psicologico delle persone trattenute, spesso vulnerabili, traumatizzate e senza accesso a un’adeguata assistenza linguistica o legale. Orlando ha definito il centro come un luogo di “intollerabile, penosissima detenzione amministrativa”, e ha annunciato di aver richiesto interventi urgenti da parte dell’Asp, della Prefettura e del Ministero dell’Interno, nonché l’intervento del Garante nazionale dei diritti dei detenuti per avviare una verifica formale e promuovere modifiche immediate alla gestione del centro. L’obiettivo dichiarato è la chiusura definitiva del CPR. Non solo. L’europarlamentare intende portare la questione sul tavolo della Commissione europea, sollecitando un’indagine per infrazione contro l’Italia, che potrebbe portare a sanzioni per violazione sistemica dei diritti umani e del diritto alla salute. Il CPR di Milo non è nuovo a episodi controversi: negli ultimi mesi è stato teatro di rivolte, denunce di maltrattamenti, tentati suicidi e atti di autolesionismo. In attesa delle risposte delle autorità italiane e comunitarie, resta aperta una ferita che interroga la coscienza civile e politica del Paese.