Covid in Sicilia. Bidelli e docenti, per test sierologici pochi medici

I dati quotidiani sia a livello nazionale che in Sicilia creano preoccupazione perché il Covid 19 continua ad espandersi e l’età media dei contagiati è sempre più bassa: 29 anni. L’80 per cento dei contagiati sono uomini e donne tornate da vacanze all’estero: Malta, Grecia, Spagna, Croazia in particolare. Giusto il piacere di una vacanza ma almeno in questo maledetto 2020 sarebbe stato più opportuno andare alla scoperta dei luoghi vicino casa, ricchi di bellezze e storia. E l’Italia in questo senso ha il record. Invece allettati anche da prezzi stracciati in migliaia hanno colto al volo l’occasione, rivelatasi inopportuna di andare all’estero e tornare contagiati. E’ questo uno dei tanti aspetti della pandemia che ha messo in ginocchio attività con conseguente calo dell’ occupazione. Rispettare le regole è facile: indossare la mascherina, rispettare il distanziamento e curare l’igiene delle mani. Eppure facciamo un esempio: ad Alcamo in tantissimi esercizi non si indossano le mascherine, soprattutto gli assembramenti nei bar. Nessuno controllo dalle istituzioni a tutti i livelli. In primo luogo dovrebbe essere il Comune a vigilare invece sono più impegnati a far foto per lavori stradali  appaltati dopo 19 mesi quando per rifare il ponte Morandi sono stati impiegati 24 mesi. Basta con le passerelle. Più azione e più tempestività nel curare la città di Alcamo. Intanto sul fronte Covid solo il 15 per cento in Sicilia dei medici ha ritirato il kit per fare gratis i test sierologici a 105 mila docenti e bidelli. Molti medici hanno deciso di non partecipare perché la prestazione è gratuita. La Regione chiama l’Asp per effettuare i test. Insomma una situazione complessa quando è iniziato il conto alla rovescia per l’apertura delle scuole.