Corte di Cassazione, “Brusca non potrà andare ai domiciliari”

Ha commesso i crimini più atroci. Ha sciolto un bambino Giuseppe Di Matteo nell’acido dopo un sequestro durato quasi due anni. Ha premuto il grilletto per la strage di Capaci. Si è addossato decine di omicidi. Lui è Giovanni Brusca di San Giuseppe Jato soprannominato un verru. Il porco. Aveva chiesto gli arresti domiciliari e in alcuni ambienti investigativi era stato espresso parere favorevole perché ha collaborato con la giustizia. Ma ora è intervenuta la sentenza della Cassazione e Brusca non può andare ai domiciliari: la sua “caratura criminale” e la “gravità dei reati commessi” non permettono la concessione di questo beneficio, per il quale è necessario che ci sia un “compiuto ravvedimento” e il “pentimento civile”, elementi che vanno approfonditi e verificati nel tempo. Lo spiega la Prima sezione penale della Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui ha respinto la richiesta di domiciliari al collaboratore di giustizia ed ex boss di Cosa nostra, che sconta a Rebibbia 30 anni di carcere, con fine pena nel 2022. Brusca chiedeva di poter accedere agli arresti domiciliari, istanza già respinta dal tribunale di sorveglianza di Roma. Ma proprio la “caratura criminale che ha dimostrato nella sua vita di possedere” portano a considerare “non ancora acquisita la prova certa e definitiva del suo ravvedimento, ma solo di un ravvedimento non compiuto, anche considerata l’incertezza del completamento del suo percorso di pentimento”. Secondo i giudici non esistono prove di un effettivo compiuto ravvedimento. Fra tre anni comunque nonostante i crimini commessi uscirà del carcere. In America ciò non sarebbe mai potuto accadere. Intanto le cronache di questi giorni raccontano che 5 pentiti tornati in libertà a Messina avevano ricostituito un clan mafioso. Nella sentenza della Cassazione si ricorda che la “storia criminale di Brusca è senza dubbio unica e senza precedenti”, con “più di cento omicidi commessi, con le modalità più cruente, in alcuni casi senza selezionare le vittime, ma colpendo indifferentemente bambini solo per realizzare vendette trasversali, capi mafia, servitori dello Stato, privati cittadini caduti nell’ambito dell’attività stragista”, e come, “tra tanti ‘uomini d’onore’, nessuno avesse realizzato un pari percorso sanguinario, manifestando inusitata violenza e assoluto spregio per il valore della vita umana”. Ma nonostante tutti questi orrendi crimini tonerà libero fra tre anni.