Una media di cinque agenti aggrediti ogni mese all’Ucciardone di Palermo e oltre 280 episodi di violenza registrati a Trapani dall’inizio dell’anno. È il quadro drammatico delle carceri siciliane, denunciato dai sindacati della Polizia Penitenziaria che parlano senza mezzi termini di un sistema ormai al collasso.
A Palermo, nella casa circondariale dell’Ucciardone, in sei mesi si sono contati 30 casi di aggressioni. «Ogni giorno nelle carceri italiane si consumano insulti, minacce e umiliazioni contro la Polizia Penitenziaria, ma lo Stato resta in silenzio», denunciano Maurizio Mezzatesta e Filippo Virzì, rappresentanti delle sigle sindacali di polizia penitenziaria. «Il personale è ridotto all’osso, non bastano nuove assunzioni: serve rispetto e tutela per chi serve lo Stato».
A Trapani, intanto, è scesa in piazza la Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale “Pietro Cerulli”. I sindacati hanno manifestato davanti alla Prefettura per chiedere più organico, sicurezza e dignità. Denunciano un carcere sovraffollato, senza direttore titolare da oltre un anno, privo di un reparto di isolamento per detenuti violenti o con patologie psichiatriche. Il quadro è aggravato dal degrado strutturale: «Il carcere è in completo decadimento, senza igiene né salubrità, e ciò mette a rischio la salute dei lavoratori», spiegano i rappresentanti sindacali. Nei primi otto mesi del 2025 si sono registrati 284 episodi di violenza e oltre 30 agenti hanno riportato ferite con prognosi superiori a cinque giorni. La mobilitazione, sottolineano le sigle, non è isolata: si inserisce in un’azione nazionale per riportare al centro dell’agenda politica la crisi delle carceri e la tutela della quarta forza di polizia dello Stato. «Indignarsi non è retorica, è un dovere civile – concludono i sindacati –. Il silenzio è il primo alleato della violenza».