Il commercio nella provincia di Trapani mostra segnali di vitalità, ma cammina su un filo sottile. È il quadro che emerge dall’analisi di Confcommercio Trapani e dalle parole del suo presidente Pino Pace, che fotografa un settore in crescita nei numeri ma ancora esposto a fragilità strutturali. I dati più recenti parlano chiaro: nelle città di Trapani, Marsala, Mazara del Vallo e Alcamo le attività commerciali sono aumentate. Cresce anche l’occupazione, con 660 addetti in più. Una dinamica che, in un contesto economico nazionale incerto, rappresenta un segnale incoraggiante. Dietro la crescita, però, si nasconde una realtà meno solida di quanto i numeri possano far pensare. Nei primi nove mesi del 2025 il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni è stato negativo: 59 negozi hanno abbassato la saracinesca, soprattutto nei centri di Marsala, Mazara del Vallo e Alcamo. Una contraddizione solo apparente, che Pace spiega con un elemento chiave: il settore ha cambiato pelle. Il risultato è un sistema che cresce, ma si ristruttura continuamente, spesso a costo di sacrifici. Sul fronte dei consumi, il quadro è altrettanto complesso.
I volumi di fatturato restano sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, ma cambiano le abitudini di acquisto. Si registra un ritorno verso i negozi fisici, nonostante il peso sempre rilevante dell’e-commerce. Abbigliamento e calzature trainano la domanda, con una particolare attenzione ai prodotti per bambini. I consumatori, però, sono più cauti: acquistano meno, ma scelgono con maggiore attenzione, privilegiando la qualità. Ne deriva un aumento della spesa pro-capite che non nasce dall’abbondanza, ma da una selezione più rigida. A frenare la ripresa il caro-bollette, una pressione fiscale elevata e una redditività che non cresce in modo uniforme. Le famiglie tengono i conti sotto controllo e i commercianti ne pagano le conseguenze. Gli effetti più duri, sottolinea Pace, sono stati in parte mitigati dai fondi del PNRR e dalle misure economiche messe in campo dai governi nazionale e regionale. Strumenti utili, ma che non possono diventare l’unica stampella del sistema. Il nodo vero, secondo Confcommercio, è la mancanza di politiche strutturali capaci di sostenere nel tempo il commercio di prossimità e il potere d’acquisto delle famiglie.