Concessi gli arresti domiciliari all’ex senatore alcamese Nino Papania, arrestato nel settembre dello scorso anno, nell’operazione antimafia “Eirene”. I giudici del tribunale di Trapani hanno accolto il ricorso presentato dagli avvocati Vito Di Graziano e Saro Lauria. Anche il Pm aveva dato parere favorevole agli arresti in casa per Papania che era detenuto nel carcere Pagliarelli di Palermo. Papania ha scelto la sua residenza estiva di Alcamo Marina e dovrà portare anche il braccialetto elettronico. Per la sua scarcerazione e la richiesta di alternativa dei domiciliari gli avvocati avevano presentato ricorsi al Tribunale della Libertà di Palermo e alla Cassazione, che li aveva sempre respinti.
La decisione dei due difensori di Papania di tornare alla carica presa dopo l’esame del commissario Mauro Riccitelli del Servizio centrale operativo della polizia, il quale nell’ultima udienza ha detto “di non aver accertato alcun incontro tra Papania e Di Gregorio”, “di non aver accertato alcuna promessa da parte Papania a Di Gregorio, nemmeno tramite Perricone, circa la disponibilità a concedere una qualche utilità allo stesso o ai suoi amici”. Già nella fase delle domande del pubblico ministero, il commissario Ricciuti aveva escluso l’esistenza di contatti diretti, ma ha risposto che da altre intercettazioni è emersa “la consapevolezza di Papania di approcciarsi con un contesto mafioso”.
I difensori dell’ex senatore hanno confutato questa tesi e sottolineato l’assenza di ingerenze per la ricerca di voti alle elezioni regionali. Tra gli imputati figura anche l’ex vice sindaco di Alcamo Pasquale Perricone. Con loro individui ritenuti mafiosi. Quasi tutti gli indagati sono ancora in carcere. Le udienze con collegamento video col carcere di Pagliarelli. Papania e Perricone sono indagati solo per voto di scambia politico mafioso (articolo 416 ter). Prossima udienza il 18 luglio durante la quale deporrà uno degli investigatori dell’operazione “Eirene.