C/mmare del Golfo: porto, riaprono i cantieri

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Ripartono i lavori al porto di Castellammare del Golfo. A distanza di quattro anni dal sequestro dell’area disposto dalla Procura, nell’ambito di un’inchiesta antimafia in cui emerse l’utilizzo di cemento depotenziato e l’interessamento all’appalto da parte di Cosa nostra, questa mattina l’assessore regionale alle Infrastrutture, Nico Torrisi, ha annunciato che sono stati superati oramai tutti gli ostacoli burocratici per la riattivazione dei cantieri su entrambi i lotti dell’area portuale. Per quanto concerne il I lotto, inerente il prolungamento del molo foraneo, riprenderà i lavori la ditta che era stata costretta a causa dell’indagine a stoppare tutto, vale a dire la Coveco. C’è da realizzare l’ultimo 30 per cento dell’opera per un ammontare di circa 7 milioni di euro, per quanto concerne invece il II lotto, per un investimento pari a 15 milioni e mezzo di euro, è stato necessario scorrere la graduatoria dell’appalto a sua volta espletato a causa della rinuncia della vincitrice, un’associazione temporanea di imprese; a succedergli la Sics che dovrà realizzare interventi di arredo urbano, abbellimento, viabilità ed il riaggallamento della vasca regina.

Questa mattina l’annuncio dello sblocco dei lavori al Castello Arabo-Normanno a cui hanno presenziato anche i dirigenti dell’assessorato regionale alle Infrastrutture che hanno seguito in questi anni l’iter. I cantieri furono fermati per l’esattezza nel maggio del 2010 quando la guardia di finanza avviò un’indagine relativa all’ipotesi di realizzazione dell’infrastruttura con cemento depotenziato e materiale inerte non corrispondente ai parametri previsti dal capitolato di appalto e frode nelle pubbliche forniture. In seguito, il 6 luglio dello stesso anno, i cantieri sono stati parzialmente dissequestrati ma di fatto non sono mai ripresi i lavori. All’epoca in cui scattò l’indagine furono passati ai raggi x le imprese appaltanti e sub-appaltanti coinvolte nel contratto di esecuzione dei lavori. I finanzieri avevano posto sotto sequestro l’intera struttura cementizia realizzata all’interno dell’area di cantiere del porto dove erano stati dislocati i massi artificiali destinati a contenere il moto ondoso e che non sarebbero stati considerati conformi a quanto stabilito dal contratto di appalto. Le indagini si intrecciarono con quella antimafia denominata “Cosa Nostra resort” che vedeva come maggiore imputato Tommaso Coppola, imprenditore di Valderice, e Francesco Pace, arrestato anche lui e ritenuto boss della famiglia trapanese. Proprio durante il dibattimento è emerso che l’imprenditore Francesco Pace offrì a Tommaso Coppola la possibilità di occuparsi della fornitura per i lavori al porto. Degli stessi lavori ha parlato anche Gaspare Pulizzi, pentito ed ex braccio destro dei Lo Piccolo, dicendo che la famiglia mafiosa di Alcamo, per conto di Matteo Messina Denaro, si mosse allo stesso modo per far arrivare le forniture di cemento da un’impresa di Partinico. Tutto ciò, adesso, sembra essere solo un brutto ricordo e le prospettive di sviluppo per il territorio sono notevoli:

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