“Ciclabile”, lavori per renderla regolare. Opere evitabili se si fossero approfonditi gli studi

Allestita in piena estate e ancora non dotata della certificazione  di regolare esecuzione, attualmente si può utilizzare soltanto in un senso secondo un’ordinanza emessa da alcuni mesi ma che nessuno rispetta. Si tratta della pista ciclabile, realizzata ad Alcamo dalla giunta Surdi, che ha scatenato un vespaio infinito di polemiche e che ha anche spaccato la compattezza del gruppo consiliare di maggioranza, quello del Movimento 5 Stelle.

Da alcuni giorni sono partiti adesso i lavori finali, quelli che finalmente dovrebbero dotare la ciclabile della necessaria e completa omologazione. E’ stato già eliminato lo spartitraffico del viale Italia, nei pressi della rotonda. Verrà però ricostruito ma spostato verso la scuola Nino Navarra per consentire ai mezzi pesanti di potere svoltare provenendo dal viale Europa. In quel punto, infatti, si stanno realizzando dei tratti di cordolo in cemento, a protezione dei ciclisti, che andranno a restringere la carreggiata. Sempre qui e anche nell’altro punto più critico e rischioso per l’incolumità dei ciclisti, vale a dire fra la villa di piazza pittore Renda e il corso 6 aprile, verranno installati dei particolari semafori a forma di pannelli. Due impianti che, in totale, costano ben 10.000 euro. La posa della segnaletica ma anche le opere murarie vengono effettuate dalla ditta alcamese Amato che si occupa di lavori stradali.

Oltre ai gruppi consiliari di opposizione e ad alcune associazioni, sono stati parecchio critici anche i consiglieri comunali pentastellati Asta, Barone, Grillo e Puma che avevano pure sottoscritto un documento per molti versi contrario all’operato della giunta nel realizzare le varie tappe che hanno portato alla ciclabile. Tanti gli interrogativi che rimangono ancora aperti sui luoghi, sui metodo e sui criteri adottati per costruire la pista dedicata alle biciclette.

Che senso ha, e con quali costi aggiuntivi, è stata realizzata la ciclabile senza tenere conto degli spazi necessari ad esempio alla circolazione di tir, autoarticolati e pullman? Non era il caso di spostare prima, ad esempio, lo spartitraffico del viale Italia e poi allestire la pista? Come mai un’opera pubblica priva di certificazione di regolare  esecuzione viene regolamentata da un’ordinanza che ne disciplina l’uso? I cordoli in cemento, seppure per piccoli tratti, non  possono creare seri pericoli agli stessi ciclisti e agli automezzi molto più di quelli in plastica dura? La segnaletica verticale finalmente progettata basterà ad evitare incidenti e danni alle persone? Interrogativi che non avrebbero avuto motivo di esistere qualora si fosse cominciato dalle fondamenta, piuttosto che dal tetto. Insomma sono mancati del tutto i necessari studi di fattibilità e i raffronti con il redigendo piano urbano del traffico.