Cerimonia per ricordare la strage di via D’Amelio

Il Silenzio intonato da un trombettiere. La deposizione di una  corona d’alloro da parte del sindaco di Alcamo, Domenico Surdi. Il monologo recitato da Carlo Suppa, attore del Piccolo teatro di Alcamo. Questi momenti hanno caratterizzato ieri mattina, in piazza Falcone e Borsellino, la cerimonia per ricordare la strage di via D’Amelio avvenuta alle ore 16.58 di 28 anni fa – una domenica come ieri. Una nube di morte e cenere si posò su via D’Amelio e l’esplosione dilaniò i corpi di Paolo Borsellino e degli agenti Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Ieri a Palermo davanti all’Albero della Pace, fatto giungere da Gerusalemme dalla mamma del giudice, si è rinnovata la sfida della memoria e dell’impegno per la giustizia piena sulle stragi. Sotto il palco allestito, lo striscione  “Via D’Amelio strage di Stato”. In 400, nel tempo della pandemia del coronavirus,  hanno partecipato alla cerimonia. C’era, come sempre il fratello, del magistrato, Salvatore Borsellino: «Non è stata solo mafia. Ormai è certo. Non potremo seppellire Paolo e chi è morto con lui senza l’assoluta, completa verità», ha ripetuto ancora una volta. Ad Alcamo Carlo Suppa ha interpretato la lettera di Manfredi Borsellino al padre. Monologo tratto  dal testo di Manfredi Borsellino contenuto nel volume “Era d’estate” a cura di Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi, edito da Pietro Vittorietti.  In piazza Falcone e Borsellino ieri assieme al sindaco Domenico Surdi alcune autorità civili, militari e religiose con presenze limitate a causa del coronavirus. La cerimonia è stata ricca di significati e toccante il momento del monologo di Carlo Suppa per una iniziativa nata da una idea di Franco Regina, storico direttore artistico e regista del Piccolo teatro di Alcamo e accolta dal Comune di Alcamo.