Castelvetranese emostrasfuso nel 1985 e deceduto nel 2007, maxi-risarcimento ai familiari

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Dopo oltre 30 anni dall’evento fatale, la Cassazione ha posto fine alla vicenda che causò la morte, nel 2007, di un castelvetranese di 61 anni, per epatite. L’uomo si era ammalato dopo una trasfusione di sangue all’ospedale Civico di Palermo effettuata nel 1985: prima l’epatite, poi la cirrosi epatica e quindi l’epatocarcinoma. Morto nel 2007 i familiari hanno poi presentato una richiesta di risarcimento danni di 765.000 euro, accolta in appello nel gennaio scorso ed ora confermata in Cassazione.

Nel secondo grado di giudizio, il ministero della Salute si era appellato alla prescrizione, ma i giudici avevano invece considerato tempestiva la richiesta di risarcimento degli eredi, avanzata nel 2009, a meno di due anni dalla morte. La corte d’appello aveva deciso che il “decesso del loro congiunto emotrasfuso integra omicidio colposo, reato quindi a prescrizione decennale”. In primo grado agli eredi del 61enne di Castelvetrano erano state riconosciute le somme pari all’invalidità temporanea e non il danno biologico, morale ed esistenziale.

In Cassazione è stato quindi riconosciuto alla moglie un risarcimento di 220 mila euro ed alle figlie uno di 200 mila euro ciascuna. Somme che, con i relativi interessi legali e con l’ulteriore importo di 39.489 a titolo di danno non patrimoniale in proporzione  alla durata di effettiva sopravvivenza rispetto all’aspettativa di vita, hanno raggiunto la considerevole cifra complessiva di 765mila euro.

“Il giusto ristoro alla moglie e alle due figlie della vittima – ha commentato l’avvocato John Li Causi – Un percorso difficile contro il ministero della Salute che nel processo ha fatto tutto quanto nelle sue possibilità per negare il risarcimento del danno ai familiari. Il diritto al risarcimento del danno in questi casi – ha concluso l’avvocato Li Causi – non riguarda infatti solo l’ammalato, ma anche i parenti che, gioco forza, subiscono soprattutto a livello psicologico le conseguenze di una grave disgrazia”.