Castellammare del Golfo-Violenza sessuale all’ex cognata disabile, si torna in appello

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Tutto da rifare il processo a carico di un alcamese di 34 anni accusato di abusi sessuali nei confronti della ex cognata disabile. La cassazione, secondo quanto riporta oggi il Giornale di Sicilia, ha annullato la condanna nei confronti dell’uomo e quindi dovrà essere adesso deciso tutto in corte d’Appello. La prima udienza si terrà il prossimo 4 aprile. Continua quindi l’infinita querelle giudiziaria attorno ad una vicenda che ha ancora evidentemente qualche contorno da chiarire e che ha creato stupore e sconcerto nella comunità. I fatti, secondo la ricostruzione degli inquirenti confermata anche nella varie fasi processuali, si sarebbero consumati a Castellammare del Golfo a cavallo tra il 2008 e il 2009. Pare che l’imputato abbia cominciato ad avere particolari attenzioni nei confronti dell’allora cognata, una donna psichicamente disabile, a cui sarebbero stati riservati degli interessi sessuali. Approcci che in un primo momento non sarebbero stati individuati da nessuno, anche perché pare che inizialmente la ragazza, che oggi ha 28 anni e che all’epoca dei fatti ne aveva quindi 22,non avrebbe manifestato alcun disagio, forse perché non si era resa conto di nulla. Poi però la stessa presunta vittima di questi abusi si sarebbe cominciata a chiudere in sé stessa, mostrando segni di insofferenza, chiudendosi nel silenzio e manifestando soprattutto disagi nei rapporti interpersonali. Tutto sarebbe stato scoperto quando un giorno la giovane si confidò con lo zio, con cui era particolarmente legata. Da qui sarebbe quindi partita la denuncia e iniziò il processo che ha visto soccombere in primo e secondo grado l’alcamese di 34 anni, per l’appunto il presunto orco. In Appello gli sono stati inflitti 6 anni di reclusione e il risarcimento di 50 mila euro alla sua vittima e di 15 mila euro ciascuno per gli ex suoceri, difesi dagli avvocati Vito Di Graziano e Gaetano Vivona. Ora però è arrivato il colpo di scena in Cassazione: i legali dell’imputato, Bruno Vivona e Claudio Pirrone, hanno sostenuto la tesi che la giovane sarebbe stata quantomeno poco attendibile nelle testimonianze date, che sarebbe stata indotta a dire alcune cose dai familiari e che ci sarebbe anche una visita ginecologica dalla quale non sarebbe stata evidenziata alcuna violenza sessuale. La cassazione ha in parte confermato la tesi dei due legali della difesa, annullando quindi la condanna, e rimandato tutto in appello.