Castellammare del Golfo-Rifugio sanitario con 200 posti, via alla progettazione

Spunta l’ipotesi di realizzare un canile a Castellammare del Golfo. Anzi, è più che un’ipotesi dal momento che l’amministrazione comunale castellammarese ha emanato un atto di indirizzo al responsabile del III Settore per la progettazione di un canile-rifugio in località Pagliarelli, quindi all’estrema periferia del paese marinaro. A collaborare ci sarà l’Enpa, l’ente nazionale protezione animali, e, sorpresa nelle sorprese, c’è già un’intesa con il Comune di Alcamo: “La struttura verrebbe realizzata – sostiene la giunta guidata dal sindaco Nicola Coppola – per le necessità di entrambi gli enti”. Da qui si evince in maniera abbastanza chiara, quindi, che il rifugio sanitario già quasi completato ad Alcamo in un bene confiscato alla mafia in contrada tre Noci tramonta definitivamente. Ci si dovrà quasi sicuramente arrendere all’idea di vedere l’ennesima cattedrale nel deserto con tanto di spreco di fondi pubblici. Intanto l’amministrazione castellammarese procede con il progetto, e sicuramente i tempi non saranno vicinissimi considerando approvazione, richieste di finanziamento, appalto e autorizzazioni varie. Appare chiaro però che il Comune di Alcamo sta lavorando per un’alternativa, e ciò fa trasparire quindi che l’attuale struttura è stata affossata. Il governo castellammarese sostiene che sta lavorando su questo progetto per via della diffusione del fenomeno del randagismo e della grave carenze in tutta la provincia trapanese di impianti in grado di accalappiare e curare gli animali randagi. In contrada Pagliarelli si realizzerà un rifugio molto ampio, con ben 200 posti, che tenga conto delle disposizioni delle normative nazionali e regionali che demandano ai Comuni una serie di funzioni atte a contrastare il fenomeno dell’abbandono degli animali e del randagismo. La Procura di Trapani ha aperto un fascicolo d’indagine sulla vicenda del rifugio sanitario di Alcamo di contrada Tre Noci. A far esplodere il caso la denuncia del consigliere comunale Alessandro Calvaruso nel novembre scorso per la presunta apertura abusiva dell’immobile, al cui interno nel corso di un sopralluogo furono trovati una ventina di cani. Calvaruso sostenne che il rifugio sanitario non avrebbe ottenuto né una variante urbanistica, essendo una struttura realizzata su un’area vincolata, né tantomeno alcune autorizzazioni che sarebbero necessarie, tra cui quella dell’Azienda sanitaria provinciale. La dirigente del Settore tecnico, Anna Parrino, ha smentito invece questa tesi sostenendo a sua volta che ci sarebbe una specifica legge regionale che espressamente contempla la realizzazione di rifugi sanitari in beni confiscati alla mafia purchè sia verificata la compatibilità ambientale.