Castellammare del Golfo-Operazione antimafia, in manette boss Saracino e 4 fiancheggiatori

Tutti dovevano comprare il calcestruzzo dall’impresa dell’alcamese Vincenzo Artale. Chi non lo faceva finiva nei guai: prima gli avvertimenti, poi i danneggiamenti. A capo di questo sistema di intimidazioni a cavallo tra Alcamo e Castellammare del Golfo il boss Mariano Saracino, 69 anni, in passato già condannato per associazione mafiosa e che recentemente aveva finito di scontare la sua condanna. Il vecchio padrino, però, si è riorganizzato in quattro e quattr’otto ed è riuscito a crearsi quella rete necessaria per imporre il suo volere. E per farlo non si è affidato a persone qualunque ma ad imprenditori affermati, in un caso addirittura insospettabilissimo: stiamo parlando di Vincenzo Artale, 64 anni, in passato lui vittima di Cosa nostra e per di più iscritto all’associazione Antiracket di Alcamo. Nel frattempo è diventato un fedelissimo di Saracino al punto che il boss imponeva alle imprese che si aggiudicavano i vari appalti di rifornirsi di calcestruzzo dall’impresa di Artale. Saracino e Artale sono due degli arrestati dell’operazione antimafia scattata all’alba di oggi e portata avanti dai carabinieri della compagnia di Alcamo e del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Trapani, su disposizione della direzione distrettuale antimafia. Insieme a loro a finire dietro le sbarre Vito Turriciano, 70 anni, e Vito e Martino Badalucco, padre e figlio di 59 e 35 anni. L’operazione prende il nome di “Cemento del golfo” ed ha portato anche 6 informazioni di garanzia. Per gli arrestati l’accusa è di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata, intestazione fittizia aggravata, furto e violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, mentre per chi è stato raggiunto da avviso di garanzia l’accusa è a vario titolo di intestazione fittizia di beni e favoreggiamento personale, per tutti con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare la mafia. Un’operazione scaturita a seguito di una recrudescenza di attentati intimidatori ai danni di operatori economici a cavallo tra Alcamo e Castellammare del Golfo e che è durata tre lunghi anni. Molti imprenditori, secondo la ricostruzione degli inquirenti, venivano perseguitati con danneggiamenti alle proprie aziende se non acquistavano il cemento da chi veniva espressamente indicato. Grazie a questa pressione Artale riusciva ad aggiudicarsi tutte le maggiori forniture nei lavori in zona, sia pubblici che privati. Dai carabinieri sono stati documentati attraverso intercettazioni diversi episodi estorsivi, anche con il classico metodo della “messa a posto”, alcuni dei quali rilevati anche con la collaborazione delle vittime. Nel corso dell’operazione è stata sequestrata inoltre l’azienda “Sp Carburanti s.r.l.” di Castellammare del Golfo, considerata fittiziamente intestata a prestanome ma riconducibile alla famiglia mafiosa di Castellamare del Golfo.