Castellammare del Golfo: Licenziamento illegittimo, ex vigile fa ricorso al Comune

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CASTELLAMMARE DEL GOLFO (TP) – E’ guerra giudiziaria tra il Comune e il suo ex dipendente, nelle vesti di vigile urbano, Salvatore Lannino. Quest’ultimo ha infatti impugnato il licenziamento che è stato decretato dal sindaco Nicola Coppola più di un anno fa per via del due procedimenti giudiziari che hanno riguardato l’oramai ex pubblico ufficiale. Lannino, 62 anni, è stato prima sospeso dall’incarico di vigile urbano, dietro sollecitazione della Procura di Trapani, e infine licenziato. A lui il tribunale ha inflitto la misura cautelare personale interdittiva della “sospensione dall’esercizio delle funzioni di pubblico ufficiale presso la Polizia Municipale del Comune”. L’ex vigile più recentemente fu tirato in ballo per una presunta truffa sui buoni benzina per i rifornimenti alle auto della polizia municipale. Patteggiò per questo una pena a due anni per aver utilizzato per propri scopi una carta prepagata, in uso all’amministrazione per acquistare carburante.  Ancor prima il suo nome era venuto fuori nell’ambito dell’operazione antimafia del 2004 in cui sono emersi appalti comunali, gare truccate e sanatorie illegittime gestiti dalla mafia. L’ufficio tecnico del Comune di Castellammare sarebbe stato a disposizione della mafia. L’operazione fu condotta dalla Squadra Mobile di Trapani e dal Commissariato di Castellammare. Tre anni di indagini, intercettazioni ambientali e telefoniche, pedinamenti. Nel calderone finì proprio Lannino a cui fu emesso un avviso di garanzia insieme ad altre 7 persone, coinvolte a vario titolo nell’inchiesta antimafia. In tutti i casi gli inquirenti avrebbero appurato come gli indagati fossero a disposizione della cosca mafiosa. Oltre agli avvisi si garanzia finirono in manette due funzionari comunali: Antonino Palmeri, dirigente dell’ufficio tecnico del Comune, Vincenzo Bonventre, funzionario responsabile del settore abusivismo e condono e due imprenditori Francesco Cacciatore, ex vicesindaco della cittadina del Golfo, e Antonino Cusenza, la cui ordinanza gli fu notificata in carcere, in quanto detenuto nella prima fase dell’inchiesta. L’indagine da cui sono scaturiti i guai anche per il vigile urbano castellammarese rappresentò la prosecuzione dell’operazione antimafia denominata “Tempesta” dal soprannome del boss Francesco “Ciccio” Domingo, già condannato con sentenza passata in giudicato per associazione mafiosa, che dal carcere ordinava le estorsioni. Un’operazione che aveva messo in luce gli appoggi dentro il Comune sui quali la famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo poteva contare. Le accuse a vario titolo vanno dall’abuso d’ufficio aggravato finalizzato ad aggirare le norme sull’abusivismo edilizio, al falso per soppressione di documenti pubblici in una gara d’appalto, con l’aggravante di favorire la mafia. Lannino però ha citato in giudizio il Comune presso il tribunale civile di Trapani-sezione lavoro il quale richiede di riformare l’ordinanza, dichiarando illegittimo, nullo ed inefficace il licenziamento. L’ex vigile chiede la reintegrazione nel posto di lavoro, nella qualifica e nelle mansioni ricoperte alla data del licenziamento.