Castellammare del Golfo-Inchiesta antimafia sul porto, chiesti 4 rinvii a giudizio

La Procura di Trapani ha notificato quattro richieste di rinvio a giudizio per la vicenda del presunto utilizzo di cemento depotenziato per la realizzazione del porto di Castellammare del Golfo. Si tratta del direttore del cantiere Mario Giardina, del direttore dei lavori nominato dall’assessorato regionale ai Lavori Pubblici Leonardo Tallo, del legale rappresentante della società consortile Nettuno Rosario Agnello e del rappresentante dell’associazione temporanea d’imprese Domenico Parisi composta dalle imprese Coveco, Comesi e Cogem, dichiarata aggiudicataria dell’appalto nel 2005. Un appalto da ben 40 milioni di euro i cui lavori si sono bloccati nel 2010, con il blitz della guardia di finanza su disposizione della stessa Procura nell’ambito di un’inchiesta antimafia in cui emerse l’utilizzo di cemento depotenziato e l’interessamento all’appalto da parte di Cosa nostra. Soltanto nel luglio del 2013 i cantieri sono stati parzialmente dissequestrati ma di fatto non sono mai ripresi i lavori, nonostante i tanti annunci che nel frattempo sono stati fatti. All’epoca in cui scattò l’indagine furono passati ai raggi x le imprese appaltanti e sub-appaltanti coinvolte nel contratto di esecuzione dei lavori. I finanzieri avevano posto sotto sequestro l’intera struttura cementizia realizzata all’interno dell’area di cantiere del porto dove erano stati dislocati i massi artificiali destinati a contenere il moto ondoso e che non sarebbero stati considerati conformi a quanto stabilito dal contratto di appalto. Le indagini si intrecciarono con quella antimafia denominata “Cosa Nostra resort” che vedeva come maggiore imputato Tommaso Coppola, imprenditore di Valderice, e Francesco Pace, arrestato anche lui e ritenuto boss della famiglia trapanese. Proprio durante il dibattimento è emerso che l’imprenditore Francesco Pace offrì a Tommaso Coppola la possibilità di occuparsi della fornitura per i lavori al porto. Degli stessi lavori ha parlato anche Gaspare Pulizzi, pentito ed ex braccio destro dei boss palermitani Salvatore e Sandro Lo Piccolo, dicendo che la famiglia mafiosa di Alcamo, per conto di Matteo Messina Denaro, si mosse allo stesso modo per far arrivare le forniture di cemento da un’impresa di Partinico. Questa inchiesta ha congelato un’opera fondamentale per il territorio. In ballo ci sono due lotti: per quanto concerne il I lotto, inerente il prolungamento del molo foraneo, riprenderà i lavori la ditta che era stata costretta a causa dell’indagine a stoppare tutto, vale a dire la Coveco: c’è da realizzare l’ultimo 30 per cento dell’opera per un ammontare di circa 7 milioni di euro; per quanto concerne invece il II lotto, per un investimento pari a 15 milioni e mezzo di euro, è stato necessario scorrere la graduatoria dell’appalto a sua volta espletato a causa della rinuncia della vincitrice, un’associazione temporanea di imprese; a succedergli la Sics che dovrà realizzare interventi di arredo urbano, abbellimento, viabilità ed il riaggallamento della vasca regina.