Castellammare del Golfo-Impianto carburanti in odor di mafia operava abusivamente

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Ora si scopre che il deposito di carburanti in “odor di mafia”, sequestrato il 30 marzo scorso e dissequestrato un mese dopo, operava abusivamente in contrada Crociferi a Castellammare del Golfo. Lo ha accertato prima l’Agenzia delle dogane e successivamente anche il Comune che ha disposto la sospensione dell’attività per 6 mesi, quindi sostanzialmente sino a fine anno. Riflettori che si sono accesi all’impianto di carburanti proprio in seguito all’operazione antimafia che aveva portato in carcere il boss di Castellammare, Mariano Saracino, l’imprenditore alcamese Vincenzo Artale, ed altri tre presunti fiancheggiatori, Vito Turriciano, 70 anni, e Vito e Martino Badalucco, padre e figlio di 59 e 35 anni. In questo contesto l’attenzione degli inquirenti arrivò proprio all’impianto di carburante di contrada Crociferi, intestato al legale rappresentante della società, Silvana Paradiso. Secondo i riscontri investigativi in realtà questo bene era riconducibile alla famiglia mafiosa di Castellammare e quindi fittiziamente intestato. Un mese dopo però lo stesso impianto venne dissequestrato dal tribunale del Riesame che ha escluso la sussistenza del “fumus” del reato e qualsiasi esigenza cautelare reale. I guai però non sono mica finiti. Anzi, in realtà la Sp carburanti era già finita nel mirino nell’ottobre del 2015, quindi 5 mesi prima dell’operazione antimafia. L’Agenzia delle dogane fece in quel periodo una verifica con accesso presso il deposito carburanti ad uso agricolo constatando che l’attività presso il deposito era avviata. Al Comune invece non risultava alcuna attività tanto da considerare quindi abusiva ogni attività all’interno. Da qui è scattato il controllo della polizia municipale che si sarebbe resa conto che non tutta la procedura documentale risultava in regola per potere operare. Secondo quanto sostiene nell’ordinanza il responsabile del VI Settore Economico del Comune, Giacomo Gervasi, è stata fatta una prima diffida a produrre entro 10 giorni eventuali controdeduzioni: “Decorso abbondantemente il termine assegnato – sostiene Gervasi – la ditta non ha prodotto osservazioni nè controdeduzioni al preavviso di cessazione dell’attività e conseguentemente permangono tutte le motivazioni ostative all’attività posta abusivamente in essere con adozione dell’ordinanza di cessazione dell’attività”. L’operazione antimafia, che colpì anche questo impianto di carburanti, scaturì dai carabinieri che nel corso di mirate indagini fecero emergere un sistema in cui il boss Saracino imponeva la sua volontà di far acquistare il calcestruzzo a tutte le imprese del paese dall’imprenditore Artale, costruendosi quindi una rete di fiancheggiatori.