Castellammare del Golfo-A fuoco la casa del boss Saracino: “Corto circuito”

0
468

Paura questa notte a Castellammare del Golfo dove un incendio si è sviluppato all’interno di un’abitazione in via San Paolo della Croce (nella foto). Una casa non qualsiasi ma che risulta essere di proprietà di Mariano Saracino, boss di Castellammare del Golfo tornato recentemente in carcere dopo l’ultima operazione antimafia dei carabinieri della Compagnia di Alcamo. L’abitazione, che si trova al piano più alto di una palazzina, risulta essere abitata dalla moglie Caterina Sottile. L’incendio sarebbe partito dalla cucina dell’appartamento, andata quasi del tutto distrutta, e si è propagato in altre stanze dove comunque i danni sono stati più contenuti. Ad intervenire sul posto i vigili del fuoco del distaccamento di Alcamo, la polizia del commissariato cittadino ed un’ambulanza del 118 per soccorrere le persone che erano all’interno della casa e che rischiavano di rimanere intossicate. Alla fine comunque tanto spavento ma nessun ferito. Sarebbe stato appurato che il rogo è di natura comunque non dolosa: i pompieri hanno evidenziato che a scatenare le fiamme sarebbe stato un corto circuito. L’allarme è scattato intorno all’una e 30 di questa notte. I pompieri, secondo i primi accertamenti, non hanno ancora stabilito con esattezza le cause del rogo. A destare scalpore è che questo episodio sia accaduto nella casa del boss del paese, uomo dall’imponente curriculum criminale ufficialmente imprenditore nel ramo dell’edilizia. Recentemente Saracino era tornato libero, dopo avere scontato una lunga condanna per associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione ed altre accuse ancora. Una libertà durata davvero poco perché i carabinieri hanno scoperto che lo stesso boss era subito tornato ad imporre in paese la sua legge, imponendo l’acquisto di calcestruzzo da un’impresa di Alcamo, ed è quindi tornato in gattabuia. In precedenza Saracino, che oggi ha 69 anni, ha fornito rifugio e assistenza a numerosi latitanti di un certo calibro come Giovanni Brusca, Vincenzo Milazzo e Nicolò Scandariato. Anche la moglie Caterina Sottile, operante nel settore dell’imprenditoria agricola, è stata colpita dalla giustizia: nell’ambito di un’operazione gli fu sequestrata l’impresa a lei intestata diversi anni fa.