La Corte di Cassazione ha confermato la sorveglianza speciale per Carlo Cattaneo, 40 anni, imprenditore di Castelvetrano nel settore delle scommesse online, respingendo il ricorso presentato dalla difesa. Per tre anni e mezzo l’uomo dovrà sottostare all’obbligo di soggiorno, mentre i suoi beni restano confiscati. Per la sesta sezione della Suprema Corte il provvedimento è «immune da vizi giuridici» e la pericolosità sociale di Cattaneo emerge in modo evidente dalle carte processuali. Il suo profilo non è nuovo alle cronache giudiziarie: nel procedimento “Annozero” era stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, un’inchiesta che aveva svelato i legami fra esponenti di Cosa Nostra nel Belicino e figure vicine al boss latitante Matteo Messina Denaro. Tra i coinvolti, anche Gaspare Como e Rosario Allegra, cognati del capomafia, quest’ultimo deceduto nel 2019. Secondo i giudici, Cattaneo aveva costruito un sistema illecito di scommesse online, operando come intermediario di società estere non autorizzate in Italia. A garantirgli protezione e possibilità di espansione sarebbe stato Francesco Guttadauro, nipote di Messina Denaro, che avrebbe favorito l’allargamento del giro d’affari oltre i confini di Castelvetrano, fino a Palermo e Catania, territori storicamente presidiati da altre famiglie mafiose. L’inchiesta ha rivelato come l’attività fosse funzionale a rinsaldare rapporti tra cosche diverse, creando nuove fonti di guadagno e consenso. Le scommesse illegali restano un canale privilegiato per la mafia, capace di garantire introiti elevati e difficilmente tracciabili, in un settore che attrae sempre più investimenti criminali. Il caso Cattaneo diventa così un tassello ulteriore nella ricostruzione della rete economica che per anni ha sostenuto la latitanza di Messina Denaro e alimentato il potere dei clan nel territorio siciliano.